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Il Natale di Greccio

La notte del 25 dicembre 1223, Francesco a Greccio volle “rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo, i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato.” (FF 468-471).

Il desiderio di Francesco è di “vedere con gli occhi del corpo” la situazione di povertà che ha vissuto Gesù sin dalla nascita. Infatti, la Vita prima di Tommaso da Celano prosegue: “in quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.” (FF 469)

Chiara nella IV Lettera ad Agnese di Praga scrive: “Mira in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli. O mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra, è adagiato in una mangiatoia.” (FF 2904)

Per noi il Natale che valore ha? Che spazio hanno la povertà, l’umiltà nella nostra vita. In fondo il desiderio di Francesco e Chiara era quello di vivere poveri come Cristo povero; il desiderio di ogni cristiano.

Monica Cardarelli, Roma