Manifesto scientifico a cura del prof. Andrea Piccaluga, con estratti dei contributi di:
– Marco Aime (antropologo)
– Paolo Benanti (teologo)
– fr. Dino Dozzi (direttore scientifico di Festival Francescano)
– Lorenzo Fazzini (giornalista)
– Gennaro Giudetti (cooperante)
– Marcello Longhi (teologo)
– Marco Piccolo (imprenditore)
– fra Giovanni Salonia (psicoterapeuta)
– Elisabetta Soglio (giornalista)
– Anna Pia Viola (teologa)

Ogni edizione del Festival Francescano ha un tema ispiratore. Nel 2020 il tema era stato quello dell’Economia Gentile, confermato, lo scorso anno, nella declinazione “Il mondo è di tutti”. Per il 2022 il tema scelto è quello della Fiducia.

Il desiderio è quello di guardare oltre l’emergenza sanitaria vissuta, e oltre il conflitto in Ucraina, che insieme a tante altre guerre meno note ci ricorda quanto sia drammaticamente cruciale la fiducia negli altri. Fiducia verso le persone che conosciamo e frequentiamo spesso, ma anche in quelle distanti; fiducia nelle istituzioni politiche e sociali al servizio del bene comune; fiducia nella scienza e nella tecnica che ci offrono possibilità inedite. Un tema che il Comitato Scientifico del Festival ha provato a rappresentare in questo breve documento.

Dare fiducia. Oggi, purtroppo, molte persone non hanno più fiducia in se stesse a causa delle difficoltà incontrate nella vita per tanti motivi: di salute, familiari, di lavoro. Queste persone hanno sete di nuova fiducia, e la hanno, in generale, tutti quelli che hanno desideri, idee, progetti, anche se nei loro percorsi trovano spesso scetticismo e difficoltà. Si tratta quindi della fiducia verso chi non sempre riesce a dare slancio alla propria vita, a chi non ha magari mai assaporato il gusto di avere dei sogni da realizzare. Da questo punto di vista la fiducia è una sorta di sguardo diverso su ciò che ci sta intorno. Lo è in particolare la fiducia matura, quella che non è ingenua, ma bensì consapevole; quella che magari è passata anche attraverso episodi di sofferenza e di delusione, ma che nonostante ciò, non molla. Una fiducia resiliente, ostinata. È la fiducia del buon samaritano, non a caso richiamata nella Fratelli Tutti (n.71), una storia che si ripete: l’incuranza sociale e politica fa di molti luoghi del mondo delle strade desolate, dove le dispute e i saccheggi lasciano tanti emarginati a terra, sul bordo della strada. Ma Gesù non presenta vie alternative. Egli ha fiducia nella parte migliore dello spirito umano e con la parabola la incoraggia affinché aderisca all’amore, recuperi il sofferente e costruisca una società degna di questo nome.

Giovani e fiducia. Senza dubbio oggi è necessario riconoscere che i giovani meritano un credito di fiducia. Hanno bisogno che si lascino loro le risorse e i ruoli per prendere in mano la loro vita da protagonisti, esprimendo le potenzialità che innegabilmente hanno. Purtroppo spesso i giovani non si percepiscono come una vera e propria generazione, ma bensì come singoli individui. Le loro ansie sono in buona parte causate dalle situazioni determinate dagli adulti. Sono un po’ narcotizzati da questa situazione ed è necessario un dialogo intergenerazionale per costruire insieme un percorso di uscita da quella che è, solo all’apparenza, una loro zona di comfort. Hanno bisogno di adulti che siano per loro di ispirazione. Dall’altra parte, anche gli adulti hanno bisogno dei giovani. Dando loro fiducia, anche gli adulti sarebbero contagiati dall’entusiasmo e dalla forza dei giovani e finirebbero per credere un po’ di più che un mondo migliore si può ancora costruire. Per tutto ciò è molto importante un ascolto intenso e paziente delle giovani generazioni per costruire un dialogo intergenerazionale che possa generare nuove idee e progetti.

Fiducia e diversità. È dando fiducia a chi è diverso, per cultura, religione, provenienza geografica, che costruiamo le basi per la società del futuro. Fiducia – e non paura – per ricostruire il dialogo nella diversità, riconoscendo la diversità non come ostacolo ma come ricchezza comune. Riconoscere l’altro come umano è dare fiducia. Riconoscere la diversità come ricchezza e bellezza o anche solo uguaglianza è dare fiducia. Fiducia è fare della nostra vita una continua mediazione tra ferite e desideri che le persone esprimono in modo diverso, in funzione della loro storia. Ferite e desideri che necessitano sia di ascolto empatico che di azione creativa e coraggiosa, come quando San Francesco andò incontro al lupo e determinò le condizioni per una sua pacifica convivenza con gli abitanti di Gubbio.

Fiducia e conoscenza. Paradossalmente, rispetto al passato, siamo più a contatto con chi è lontano da noi, magari lo vediamo attraverso i media digitali, ma non lo conosciamo veramente. Ne percepiamo le azioni, ma spesso solo in modo mediato e senza interazione fisica. Siamo passati dalle relazioni di vicinato e di prossimità alle non-relazioni digitali. Questo tipo di non-conoscenza rischia di generare più timore, più aggressività e meno dialogo. Papa Francesco, nella Fratelli Tutti (n.196), ci dice che è grande nobiltà esser capaci di avviare processi i cui frutti saranno raccolti da altri, con la speranza riposta nella forza segreta del bene che si semina. La buona politica unisce all’amore la speranza, la fiducia nelle riserve di bene che ci sono nel cuore della gente, malgrado tutto. Si tratta di un concetto che era già chiaro a San Francesco (FF 32): “Con fiducia l’uno manifesti all’altro la propria necessità, perché l’altro gli trovi le cose che gli sono necessarie e gliele dia”. Ne emergono quindi nuove sfide per arrivare a dare fiducia a tante parti di mondo con le quali in qualche modo entriamo in contatto ma con le quali non possiamo usare gli stessi strumenti di costruzione di fiducia che Saint Exupery così bene descriveva nel rapporto tra il piccolo principe e la rosa.

Fiducia e futuro. Viviamo tempi caratterizzati dalla necessità di scelte impegnative. Per esempio in campo economico, con gli investimenti relativi al PNRR o sul piano individuale per quanto riguarda i nostri comportamenti di consumo e stili di vita. In un certo senso, dobbiamo avere fiducia nel fare un passo lungo, cambiando anche la direzione del nostro cammino, per uscire dalla logica utilitaristica del profitto come ultimo fine. Apparentemente rischioso – ci giochiamo il tutto per tutto – ma anche l’unico passo possibile. Un passo di fiducia nei confronti delle economie civili e rigenerative. Abbiamo bisogno quindi di persone che affrontino il futuro con fiducia, che non siano dei prenditori ma bensì degli imprenditori. Un passo di fiducia e di consapevolezza anche nei confronti delle tecnologie del futuro – in buona parte già tra noi – che spesso vengono usate per controllare e censurare invece che per costruire e liberare il potenziale della fiducia e dell’incontro libero e creativo tra le persone. “Il tutto è più delle parti ed è anche più della loro semplice somma” (FT, n.78). In tutto ciò, la fiducia avrà forse sempre più bisogno di essere alimentata dal dono e dalla gratuità, anche se  queste dimensioni vengono talvolta usate in modo non disinteressato.

Fiducia e dono. Come ci ha insegnato l’etnologo francese Marcel Mauss nel suo celebre Saggio sul dono, di cui ricorre proprio quest’anno il centenario della pubblicazione, il dono, nelle sue forme più molteplici è uno dei più importanti motori delle relazioni sociali. Quasi sempre una relazione nasce da una qualche forma di “dono” e continua nel tempo, grazie a questi continui scambi tra le persone. Riscoprire questa dimensione, è un grande passo per una convivenza migliore e più civile.

Fiducia nel Signore. Come cristiani dovremmo avere fiducia nell’opera dello Spirito Santo e nella capacità di rinnovo di tutti noi, che siamo Chiesa. Nella Laudato Si’ (n.74) Papa Francesco ci ricorda che se Dio ha potuto creare l’universo dal nulla, può anche intervenire in questo mondo e vincere ogni forma di male. Dunque, l’ingiustizia non è invincibile. Anche San Francesco, inviando i frati a due a due nel mondo, nell’abbracciarli teneramente diceva loro: “Riponi la tua fiducia nel Signore ed egli avrà cura di te” (FF 367). Anche oggi la Chiesa ha bisogno di essere riparata, come ai tempi di San Francesco, per essere bella, degna del suo sposo e pastore bello e buono, nel quale si può sempre riporre fiducia.

I francescani, testimoni di fiducia. Storicamente i francescani sono stati maestri di fiducia, sia in campo economico che sociale, fornendo importanti contributi alla società. È quindi forte la responsabilità della famiglia francescana in quanto è la fiducia praticata – e non solo dichiarata – che è veramente in grado di educare all’amore verso il prossimo. Francesco ha percepito la fiducia che Dio per primo ha avuto nell’uomo e ha dato concretezza al concetto di fraternità. Nella fraternità, si sceglie di vivere insieme ad altri mandati dal Signore e non scelti da me e questo è dare fiducia. L’altro diventa quindi per definizione un fratello e non un concorrente. La fraternità francescana è una gioiosa esperienza di fiducia in grado di sciogliere l’amaro del mondo, è un anticipo di fiducia, gratuito e universale. Non ti amo perché sei fratello, ma ti amo perché ti sono fratello.