La XVII edizione del Festival Francescano, che si terrà a Bologna dal 25 al 28 settembre 2025, si propone di rileggere il Cantico con gli strumenti del presente, cercando di comprendere anche l’ultima “creatura” arrivata, l’intelligenza artificiale, che iniziamo ad incontrare nella realtà di tutti i giorni e che va governata affinché da strumento di democratizzazione non si trasformi in un amplificatore di disuguaglianze.
Seguendo i valori francescani, più che sull’intelligenza artificiale, dovremmo forse puntare sull’intelligenza connettiva.
Il Manifesto scientifico di questa edizione è frutto dei contributi di:
Paolo Benanti, teologo esperto di etica delle tecnologie
Carla Maria Bino, storica del teatro
Barbara Carfagna, giornalista
Elena Granata, urbanista
Simone Morandini, teologo
Davide Rondoni, poeta e scrittore
Eugenio Santoro, ricercatore


Paolo Benanti

Carla Maria Bino

Barbara Carfagna

Elena Granata

Simone Morandini

Davide Rondoni

Eugenio Santoro
Per il 2025 è indetto l’anno giubilare con la Bolla papale “Spes non confundit”, ossia: la speranza non delude.
Nel 2025 si ricordano gli ottocento anni del testo più noto (e probabilmente più amato) di san Francesco: il Cantico delle creature. Si tratta della prima poesia italiana, composta quando Francesco era oramai cieco.
Che cosa accomuna il Giubileo 2025 e il Cantico delle creature del 1225?
Entrambi sono esperienze di speranza: intendono togliere offuscamento dagli occhi, rivolgere uno sguardo nuovo.
Chi è dunque l’oggetto di questo sguardo rinnovato? La risposta è duplice ma indissolubilmente intrecciata.
Noi stessi, se si supera una prima lettura tutta spostata sugli elementi naturali e si considera il Cantico come profondissima riflessione sulla natura dell’uomo.
Gli altri, se puntiamo al cuore del componimento e comprendiamo che nei versi che recitano
Sii lodato, mio Signore, per quelli che perdonano per amor tuo e sopportano malattia e sofferenza.
Beati coloro che le sopporteranno in pace, giacché da te, Altissimo, saranno incoronati sta tutta la rivoluzione francescana della fraternità creaturale, secondo la quale, in quanto figli dello stesso Padre, siamo fratelli e sorelle tra esseri umani ed elementi della natura.
Riallacciandoci a ciò che accomuna il senso più profondo dell’anno giubilare e il Cantico delle creature, ritroviamo nella Bolla citata in precedenza il medesimo concetto: Perdonare non cambia il passato, non può modificare ciò che è già avvenuto; e, tuttavia, il perdono può permettere di cambiare il futuro e di vivere in modo diverso.
La XVII edizione del Festival Francescano, che si terrà a Bologna dal 25 al 28 settembre 2025, si propone di rileggere il Cantico con gli strumenti del presente, cercando di comprendere anche l’ultima “creatura” arrivata, l’intelligenza artificiale, che iniziamo ad incontrare nella realtà di tutti i giorni e che va governata affinché da strumento di democratizzazione non si trasformi in un amplificatore di disuguaglianze.
Seguendo i valori francescani, più che sull’intelligenza artificiale, dovremmo forse puntare sull’intelligenza connettiva. Che cosa s’intende? Lo chiediamo direttamente al sociologo che ne ha ideato il concetto, Derrick de Kerckhove, o meglio al modello di AI verticalizzato sul suo pensiero: (https://www.madinside.net/m2k/)
In un mondo sempre più interconnesso, non siamo più solo individui che pensano in isolamento, ma parte di una rete più ampia di conoscenza e informazione. Questo tipo di intelligenza si manifesta quando collaboriamo, condividiamo idee e risorse, e impariamo gli uni dagli altri attraverso piattaforme digitali e social media.
L’intelligenza connettiva può essere interpretata anche in un senso più ampio, che include la connessione tra l’umano e altre dimensioni dell’esistenza, come il divino, il vivente e il vegetale. Questo approccio riconosce che l’intelligenza non è solo un fenomeno individuale o tecnologico, ma è anche profondamente interconnessa con il mondo naturale e spirituale.
Tale visione più olistica dell’intelligenza connettiva ci invita a esplorare come le nostre azioni e decisioni influenzano non solo noi stessi, ma anche il mondo che ci circonda, promuovendo un senso di responsabilità e interdipendenza.
Approcceremo dunque anche un campo di studi in pieno sviluppo come quello della teoria collaborativa applicata al mondo vegetale, il cosiddetto “Wood Wide Web”, che ci suggerisce, in tempi tristemente inclini alle guerre, che i vegetali, per sopravvivere, si aiutano, si difendono, comunicano.
Ecco allora che, applicando uno sguardo nuovo ai nostri fratelli e sorelle del mondo della natura, forse riusciremo a comprendere meglio chi siamo noi umani, smettendo di comportarci come fossimo i padroni di tutto ciò che esiste e costruendo società più egualitarie e relazioni più fraterne con ogni essere vivente. Renderci conto che tutto è connesso è il primo passo per atteggiamenti e scelte di sostenibilità e di custodia.
Il Cantico delle creature di san Francesco e l’anno giubilare ci aprono ad un Festival Francescano del 2025 caratterizzato da connessioni di gioiosa speranza.