Dichiarazioni
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“Abbiamo costruito un’economia che ottimizza ogni istante e macchine perfette per sbolognare la nostra fatica, illudendoci di poter cancellare ogni limite, persino quello della nostra fine. L’intelligenza artificiale nasce dentro questa promessa: ridurre l’attrito, accelerare le decisioni, rendere più fluido ciò che prima richiedeva tempo, attenzione, presenza.
Ma ciò che ci rende umani non è l’assenza di limite. È il modo in cui scegliamo di stare dentro quel limite: accettando di restare vulnerabili e imperfetti. E riconoscendo nell’attrito una parte essenziale del nostro modo di vivere, nel business come nella vita quotidiana.”
Cristiano Boscato, CEO di Dinova
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“La fragilità e il limite fanno parte della vita e possono insegnarci a guardare con più consapevolezza a noi stessi e agli altri. In un tempo che spesso privilegia la performance e rimuove ciò che appare vulnerabile, il Festival Francescano, che ha scelto di focalizzarsi su queste tematiche per l’edizione 2026, offre un’importante occasione di riflessione collettiva sul senso della cura, della relazione e della responsabilità reciproca. Sono temi che sentiamo profondamente vicini come Gruppo Chiesi, nel nostro impegno quotidiano per migliorare la qualità della vita delle persone e costruire un futuro più sostenibile, inclusivo e attento alla dignità umana”.
Alberto Chiesi, Presidente Onorario del Gruppo Chiesi

“Nel linguaggio semplice e profondo di San Francesco, c’è un richiamo costante a ciò che conta davvero: riconoscere la nostra fragilità, che ci unisce, e riscoprire la responsabilità di prenderci cura gli uni degli altri.
In questo orizzonte, operare al fianco degli Enti Religiosi e del Terzo Settore assume per Generali un significato profondamente legato al servizio: un impegno quotidiano a mettere la persona al centro, custodendone la dignità, i legami, i luoghi in cui la vita prende forma.
Proteggere significa allora molto più che intervenire quando accade qualcosa, significa esserci prima, durante e dopo, accompagnando nel tempo con attenzione e rispetto.È in questa prospettiva che si colloca il nostro lavoro: contribuire a generare fiducia, sostenere le comunità e aiutare ciascuno a custodire ciò che è essenziale, interpretando con responsabilità e continuità il nostro ruolo di partner di vita, al fianco delle persone e delle comunità nel tempo“.
Piero Fusco, Responsabile Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore di Generali Italia

“Come afferma il Cantico delle Creature, la morte è inevitabile; ma proprio per questo è fondamentale reagire a tale verità riconoscendo la preziosità della vita e cambiando prospettiva: dal fare al prendersi cura, dal produrre al generare valore umano, relazionale e condiviso.
Noi di Fedabo siamo convinti che sia in questo spazio che prende forma l’idea di impresa del futuro: un’impresa capace di generare ricchezza non fine a sé stessa, ma da restituire alle persone, agli stakeholder e al territorio. Un’impresa rigenerativa, che si prende cura della comunità, dialoga con le istituzioni, investe nella cultura e costruisce legami.
Perché il vero rischio non è la fine, ma una vita – e un’impresa – senza significato, chiusa nell’egoismo e povera di relazioni autentiche“.
Katia Abondio, Ceo di FEDABO SpA SB

“Per ERP Italia l’economia circolare non significa solo gestire il fine vita dei prodotti, ma prendersi cura delle risorse, delle persone e del futuro. Il tema del Festival Francescano, Sorella morte. Il passaggio che riscrive la Vita, invita a guardare alla trasformazione come a un’opportunità di cambiamento e di responsabilità. È una prospettiva che ritroviamo ogni giorno nel nostro lavoro: dare nuova vita ai materiali significa ridurre gli sprechi, valorizzare ciò che già esiste e contribuire a un modello di sviluppo più sostenibile. Per questo sosteniamo il Festival, convinti che il dialogo tra cultura, innovazione e sostenibilità sia essenziale per costruire una maggiore consapevolezza collettiva“.
Alberto Canni Ferrari, Procuratore Speciale del Consorzio ERP Italia

“Il nostro impegno con il Festival Francescano prosegue, e prosegue con gioia anche se parliamo di sorella morte.
Francesco spiazza tutti, persone e luoghi comuni, chiamando sorella ciò da cui tutti vogliamo fuggire. La morte non è cosa buona, tanto che Gesù è venuto a vincere la morte, una volta per tutte e per tutti. Però è anche vero che la morte è una porta, ed, in fondo, l’unica cosa che ci rende tutti uguali: ricchi, poveri, donne, uomini, anche animali per assurdo.
Noi vogliamo ragionare sul rapporto fra i giovani e la morte: abituati a non parlarne, perché cosa brutta, si sbatte la testa quando succede ad un amico, un conoscente, un parente. Invece chi, come il sottoscritto, è cresciuto alla scuola di don Bosco, ha imparato a intendere la morte come sorella dalla quale nessuno può scappare, e come incontro da preparare. L’esercizio della buona morte era proposto da don Bosco ai suoi giovani una volta al mese, non per impaurire, ma per vivere pronti. Il motto scout “estote parati”, altra grande esperienza della mia vita, continua in questa direzione.
Morte, porta della vita, non ci fai paura se siamo pronti. Dall’altra parte ci attende la felicità eterna di essere accolti, come bambini, sulle ginocchia di Gesù, per parlargli della vita. Che bella la vita, soprattutto se eterna!”
Giuseppe Mazzoli, Ceo di 3CiME Technology
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“Quest’anno il Festival Francescano stimola la nostra coscienza toccando il tema esistenziale per eccellenza. Ma interrogarsi sulla morte significa domandarsi quale significato diamo alla vita e quindi come vediamo questo momento: un passaggio verso ciò che tutto inghiottisce o verso l’adempimento della vita stessa? La proposta cristiana è talmente audace da chiamare sorella la morte corporale e questo, a distanza di secoli, continua ad essere lo “scandalo” che ci dà respiro e pace. Il Festival Francescano allora è importante perché annuncia, nel cuore pulsante della città, che questo modo di vivere (e di morire) è possibile”.
Francesco Bernardi, Presidente di Incontri Esistenziali
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“Sostengo il Festival Francescano perché ancora una volta porta al centro del dibattito pubblico e popolare un tema cruciale, profondamente rivelatore del tempo che stiamo vivendo. Attraversiamo infatti una fase storica segnata dal riemergere di forme di potere fondate sul dispiegamento della forza e sul disprezzo per quel senso del limite che è invece fondamento del vivere civile. La riflessione sulla morte ci richiama con forza al destino che accomuna ogni forma vivente, smascherando la vacuità dei deliri di potenza e ricchezza. Ma, allo stesso tempo, ci interpella sul significato da attribuire al tempo che ci è dato vivere, chiedendoci di assumerne pienamente la responsabilità.“
Lara Ponti, Vicepresidente di PONTI SpA Società Benefit

“Confcooperative Terre d’Emilia considera il Festival Francescano un importante evento di socializzazione e di confronto su tematiche ispirate alla spiritualità francescana che connotano anche l’identità e l’impegno di tutto il mondo cooperativo: l’attenzione agli ultimi, il dialogo tra culture, la ricerca di nuove forme di economia che mettano al centro la persona umana ed il rispetto per l’ambiente… Da questa convinzione deriva il sostegno espresso con varie modalità nelle precedenti edizioni, confermato quest’anno in cui si esplicitano temi e valori che i cooperatori cercano di interpretare nella loro esperienza personale ed imprenditoriale, come fondamento dello sviluppo sociale ed economico.”
Matteo Manzoni, direttore di Confcooperative Terre d’Emilia
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“Anche quest’anno siamo felici di partecipare al “nostro” festival: è ormai un appuntamento consolidato e tradizionale, fisso nel Calendario. Il tema è quello centrale, che risponde un po’ alla sollecitazione della vita: e tu fratello, per cosa vivi? Riflettere su sorella morte corporale è infatti riflettere sulla propria fragilità ma anche sul momento in cui, donando i propri limiti, con fiducia, ci prepariamo ad incontrarLo, certi dell’amore di Dio.
Saranno giorni straordinari quindi, una di quelle occasioni da non perdere, un’opportunità da vivere assieme sui passi di Francesco”.
fr. Simone Calvarese, Edizioni Frate Indovino

“Il tema “Sorella morte” ci riporta a una verità essenziale: il limite naturale definisce l’identità di tutti gli esseri umani e si rivela essere il parto alla vita in Dio. In Opera San Francesco per i Poveri incontriamo ogni giorno il limite nei volti delle persone che chiedono aiuto, spesso segnate dalla impossibilità di essere perfetti, dalla povertà, dalla malattia, dalla solitudine e dall’esclusione. San Francesco ci insegna a non fuggire davanti al nostro limite, ma ad accettarlo e guardarlo con compassione e fraternità. Proprio di fronte al limite estremo della vita, inteso come esperienza del Transito, ogni persona conserva una dignità che chiede di essere riconosciuta, custodita, difesa. È da questa convinzione che nasce il nostro impegno quotidiano accanto ai più poveri e fragili.”
Fra Marcello Longhi, Presidente di Opera San Francesco per i Poveri