Manifesto scientifico a cura del prof. Stefano Zamagni, con estratti dei contributi di:
Leonardo Becchetti (economista),
fra Paolo Benanti (teologo),
Francesco Bernardi (imprenditore),
Riccardo Bonacina (giornalista),
Stefania Brancaccio (imprenditrice),
fra Dino Dozzi (direttore scientifico di Festival Francescano),
Mauro Picciaiola (fundraiser),
suor Alessandra Smerilli (economista),
Elisabetta Soglio (giornalista).

Perché da oltre un quarto di secolo la prospettiva di sguardo del pensiero francescano è tornata al centro dell’attenzione dei più, credenti e non credenti? La ragione è presto detta. Nei grandi passaggi d’epoca – e quello attuale dalla modernità alla post-modernità è tale – c’è bisogno di pensiero nuovo, non bastando meri aggiustamenti o semplici riformulazioni del pensiero precedente. Ebbene, per quanto specificamente concerne la sfera socio-economica, i principi fondativi della concezione francescana dell’economia – così come questa si è andata articolando nei secoli XIII-XV – sono in grado di far uscire la società dalle secche in cui si trova impantanata.

Il Festival Francescano 2020, in linea ideale con “L’Economia di Francesco” che si svolgerà a novembre ad Assisi, ha una duplice mira. Per un verso, quella di mostrare che è possibile andare oltre, trasformandolo dall’interno, il modello di economia di mercato che si è venuto cristallizzando al seguito dei due eventi di portata epocale: la globalizzazione, soprattutto finanziaria, e la rivoluzione digitale associata alle tecnologie convergenti. Per l’altro verso, il Festival si propone di avanzare ragioni a favore dell’urgenza di rendere l’ordine di mercato un’istituzione economica tendenzialmente inclusiva. È la prosperità inclusiva la meta cui tendere. Perché è così importante insistere oggi sull’inclusività? Perché, per paradossale che ciò possa apparire, le aree della esclusione (non solo economica) sono in preoccupante aumento nelle nostre società.

Il messaggio centrale che il Festival intende lanciare è che l’aver dimenticato il fatto che non è sostenibile una società di umani in cui si estingue il senso di fraternità e in cui tutto si riduce, per un verso, a migliorare le transizioni basate sullo scambio di equivalenti e, per l’altro verso, ad aumentare i trasferimenti attuati da strutture assistenziali di natura pubblica, ci dà conto del perché, nonostante la qualità delle forze intellettuali in campo, non si sia ancora addivenuti ad una soluzione credibile delle sfide più inquietanti. Non è capace di futuro la società in cui si dissolve il principio di fraternità; non c’è felicità in quella società in cui esiste solamente il “dare per avere” oppure il “dare per dovere”. Ecco perché, né la visione liberal-individualista del mondo, in cui tutto (o quasi) è scambio, né la visione statocentrica della società, in cui tutto (o quasi) è doverosità, sono guide sicure per farci uscire dalle secche in cui si trova il nostro modello di civilizzazione.  
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Stefano Zamagni, economista e presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali

“Massimizzare il profitto vuol dire ridurre i costi; il lavoro è un costo; abbiamo sentito parlare di lavoro precario e offrire dei prodotti al sottocosto vuol dire molto spesso pagare dei sottosalari. Quindi chi è che oggi sta soffrendo? Il lavoro”.
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Leonardo Becchetti, economista

“Lo sviluppo deve essere globale, ovvero per tutte le donne e per tutti gli uomini e non solo di qualcuno o di qualche gruppo. Il secondo elemento è la necessità di uno sviluppo integrale, ossia di tutta la donna e di tutto l’uomo. In terzo luogo, lo sviluppo deve essere sviluppato come plurale, attento al contesto sociale in cui viviamo, rispettoso della pluralità umana e delle diverse culture. Inoltre, quarto elemento, deve essere fecondo, ovvero capace di porre le basi per le future generazioni, invece che miope e diretto all’utilizzo delle risorse dell’oggi senza mai guardare al futuro. Infine, esso deve essere uno sviluppo gentile, rispettoso della terra che ci ospita (la casa comune), delle risorse e di tutte le specie viventi”.
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Fra Paolo Benanti, teologo

“Le aziende sono sempre più uno degli ambiti referenziati per catalizzare le domande emergenti. Esse infatti da soggetto che produce beni e servizi e offre lo stipendio necessario per la sussistenza, diventano corpi sociali intermedi, a cui i dipendenti si rivolgono per una vasta gamma di aiuti, come la ricerca di casa e di mutui, la possibilità di organizzare il tempo libero, l’educazione dei figli, e persino la possibilità di fare volontariato”.
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Francesco Bernardi, imprenditore

“Quello delle parole e del racconto è un tema importantissimo anche per la riflessione sull’economia, tanto più se ci interroghiamo su un’economia che come invita a fare Papa Francesco dia una visione di speranza a tutta l’umanità”.
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Riccardo Bonacina, giornalista

“Per evitare gli eccessi sarebbe bene, per i nostri futuri manager, far ritrovare e vivere, con programmi di coaching e di formazione, quelle virtù morali che orientano al bene. La pratica delle quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza diventa così strumento indispensabile per calibrare il percorso che ogni individuo deve compiere nella ricerca del proprio successo stabile e duraturo nella carriera così come nella vita”.
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Stefania Brancaccio, imprenditrice

“San Francesco non è manicheo: le realtà materiali, denaro compreso, non sono cattive in sé (per i malati e per i lebbrosi i frati potranno accettare denaro); ma è pericoloso l’accumulo del denaro che dà potere e può far dimenticare la fratellanza umana nella casa comune e la solidarietà creaturale. La strategia economica di san Francesco è questa: poveri per essere minori, minori per essere fratelli di tutti”.
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Fra Dino Dozzi, direttore scientifico del Festival Francescano

“Il fundraising è una relazione che si instaura su valori e interessi condivisi. Un rapporto che non si esaurisce con la richiesta, ma che permette di avere un colloquio continuo con i benefattori e che si basa sul principio della reciprocità”.
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Mauro Picciaiola, fundraiser

“La parola economia deriva dal greco oikos-nomos: cura e gestione della casa, dove per casa possiamo intendere le mura domestiche, ma anche la casa comune, il pianeta che abitiamo. La casa viene vista molto diversamente se a guardarla è un uomo o una donna. Fino ad ora lo sguardo sulla casa e sulla nostra casa comune, è stato molto maschile. L’uomo guarda soprattutto al lavoro, agli aspetti materiali e istituzionali: tutto ciò è molto importante, ma se diventa uno sguardo assoluto può deformare la realtà. La donna guarda maggiormente ai rapporti, a ciò che ha a che fare con la cura”.
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Suor Alessandra Smerilli, economista

“Se giornali, radio e tivù cominciassero a parlare di finanza etica, di B-Corp, di imprese sociali, di gruppi di acquisto solidale non come realtà un po’ folkloristiche ma come soluzioni di economie condivise e più eque, forse cambierebbe anche la percezione dei consumatori e sarebbe più forte la spinta dal basso a favore di modelli alternativi e più giusti”.
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Elisabetta Soglio, giornalista

ECONOMIA GENTILE. NESSUNO SI SALVA DA SOLO
Il claim che abbiamo scelto per l’edizione extra di Festival Francescano 2020 non vuole essere esclusivo, ma inclusivo: non vuole proporre l’alternativa tra “economia” e “gentilezza”.
Perché “nessuno si salva da solo”, ma solo come comunità possiamo superare il difficile momento. Per ripartire, abbiamo bisogno di “economia gentile”, che ricerchi il necessario profitto, ma per tutti, rimettendo al centro e rispettando sempre la persona umana nell’interezza dei suoi bisogni.

Fra Dino Dozzi, direttore scientifico del Festival Francescano