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Nando Pagnoncelli, “Quando l’Italia dà i numeri. Presente e futuro del signor Rossi”

Nando Pagnoncelli, ricercatore e presidente di Ipsos Italia, in questo intervento, presentato in collaborazione con Edizioni Dehoniane Bologna, spiega il recente cambiamento antropologico del nostro Paese e il rapporto tra la percezione dell’opinione pubblica e la realtà.

Pagnoncelli parte dal presupposto che la preoccupazione per il futuro che sembra caratterizzare il nostro tempo nasce da una grande complessità del presente, nel quale si stanno stratificando paure relativamente recenti e inquietudini di lunga data che portano al prevalere di sentimenti negativi. Viviamo infatti in una sorta di strabismo nel quale la sensazione è che il nostro Paese possa uscire dalla crisi ma che non ci siamo ricadute positive sul singolo. Questa percezione alimenta ulteriore incertezza e preoccupazioni, che si traducono in atteggiamenti e comportamenti, spesso di chiusura.

In questo clima, analizzare le opinioni, i sentimenti e le emozioni che stanno alla base degli atteggiamenti e dei comportamenti dei cittadini è fondamentale perché l’opinione pubblica è al centro dei processi decisionali delle istituzioni. Pagnoncelli mette però in guardia da alcuni tranelli: spesso l’opinione pubblica è la somma frammentata e atomizzata di tante opinioni e le opinioni, in quanto tali, non sempre e non necessariamente corrispondono alla verità.

Secondo Pagnoncelli il nostro Paese sta vivendo un vero e proprio cambiamento antropologico e le ricerche demoscopiche aiutano a capirne le dinamiche sociali. Tale cambiamento è definito da tre elementi: l’accentuazione della dimensione individuale e il contemporaneo affievolirsi dell’identità collettiva; la cosiddetta frammentazione identitaria per cui nel mondo moderno ognuno di noi vive in ambiti e in contesti diversi nei quali tende a recitare ruoli che possono essere diversi e non sempre compatibili tra loro; il ripiegamento difensivo, che ci permette di sentirci protetti in un mondo che facciamo fatica a capire e che percepiamo come minaccioso.
A questi tre elementi, si aggiungono altre due tendenze: la crescita dell’importanza delle emozioni sulla razionalità e il prevalere della percezione sulla realtà.

Questo cambiamento ha impatto su molte dimensioni della vita quotidiana: il rapporto con la famiglia; il rapporto con gli stili educativi; il rapporto con gli altri, con quelli vicini, con quelli lontani, con quelli diversi; il rapporto con le istituzioni; il rapporto con la politica; il rapporto con la rappresentanza; il rapporto con la Chiesa; il rapporto con l’ambiente…

In questo clima di cambiamento diventa fondamentale un recupero dell’etica della responsabilità individuale e la definizione di un equilibrio tra la dimensione individuale e quella collettiva. Tra le responsabilità del cittadino c’è quindi quella importantissima dell’informazione e della conoscenza, soprattutto in questa fase così tumultuosa e convulsa nella quale si stratificano paure vecchie e paure nuove e l’antidoto alle paure è il discernimento e la comprensione dei fenomeni. Purtroppo oggi, sottolinea Pagnoncelli, al contrario prevale nettamente la percezione sulla realtà, cioè il modo in cui ciascuno vede la realtà, che non è detto essere la verità. Si parla infatti di post-verità: la tendenza a non assegnare importanza al fatto che una notizia sia veritiera o meno; l’importante è che questa notizia confermi il proprio convincimento e pregiudizio.

Una ricerca del 2014 cercava di cogliere la distanza tra percezione e realtà contrapponendo i dati ufficiali all’opinione pubblica (es: stranieri presenti in Italia 7% dei dati Istat VS 30% dell’opinione pubblica; musulmani presenti in Italia 4 % dei dati Istat VS 20% dell’opinione pubblica…) evidenziando che se le persone hanno in testa una dimensione diversa, sicuramente molto più elevata, di questi fenomeni rispetto alla realtà, si acuiscono le preoccupazioni e gli allarmi sociali.

Pagnoncelli ricollega l’elevato tasso di ignoranza dell’Italia, cioè un’elevata distanza tra il dato oggettivo e il dato percepito, a tre elementi: un livello di scolarità basso che non permette di approfondire i temi; l’analfabetismo legato alle emozioni per cui se c’è un fenomeno che ci preoccupa, quando veniamo interpellati su quel fenomeno tendiamo inconsciamente a dilatare la portata per manifestare la nostra preoccupazione; la dieta mediatica che ci offre molta informazione ma superficiale.

È chiaro, quindi, conclude Pagnoncelli, che il cambiamento di questo Paese interpella tutti, interpella le istituzioni, la classe dirigente del Paese e interpella anche i singoli cittadini e le loro responsabilità. I cittadini non sono spettatori passivi e forse ora è tempo che “il signor Rossi” se ne renda conto.