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Marco Tasca, “Un futuro semplice. I valori francescani per il domani”

Fra Marco Tasca, Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali, approfondisce il tema della nona edizione del Festival Francescano, con una conferenza dedicata alla visione francescana del futuro.

Se riteniamo che un’epoca sia migliore di un’altra, o se addirittura consideriamo con nostalgia – che è in qualche modo una malattia dello spirito – che il passato sia stato meglio dell’oggi, siamo su una strada sbagliata: il nostro compito, come credenti, è quello di  saper riconoscere e cogliere i germi di bene che lo Spirito Santo ha seminato nei solchi della nostra epoca, per accoglierli e portarli a maturazione nella nostra adesione di fede e carità.
La nostra mentalità ordinaria ci porta a dire che il passato è la causa del presente. Per la fede cristiana tuttavia questa valutazione non è che la superficie della realtà del tempo e della storia: l’essenziale è, piuttosto, il fatto che è il futuro il motore della storia, il suo senso e il criterio di giudizio.

Passiamo ad alcune caratteristiche francescane dell’avvenire che stiamo costruendo e che si sta delineando già oggi.

L’uomo della modernità è il self-made man, colui che si fa da solo, grazie ai suoi sforzi, al suo impegno e ingegno. Poi negli anni ‘70-‘80 l’ideale evolve e l’eroe è colui che si impegna e il cui sforzo ha ricadute sociali. Oggi non è più così: l’ideale postmoderno non consiste nel realizzarsi in qualcosa, ma nell’avere quel tanto di autonomia finanziaria per poter realizzare i propri interessi soggettivi, come viaggiare, passare il tempo su Facebook, avere un corpo in forma grazie a palestra, chirurgia plastica, dedicare molto tempo a un hobby…
I due modelli sono certo molto diversi, eppure entrambi presuppongono una concentrazione sull’individuo, sull’io: la mia vita è bella se riesco a realizzare ciò che voglio, i miei obiettivi. La positività del mondo dipende in larga misura dalla mia felicità individuale.

Allo stesso tempo però vediamo che c’è una sete di amicizia, di relazioni, che fa paura. I social network danno l’illusione di vivere molte relazioni, di essere costantemente in contatto con gli altri, ma è proprio un’illusione, perché nelle relazioni virtuali io con un clic posso annullarti senza troppi scrupoli e non esisti più per me, non ti do più diritto di replica se ci sono state questioni tra noi.

Il francescano, uomo e donna di fraternità, sarà allora una persona che riconosce in sé questa sete di relazioni e di amicizia, la quale – come disse Giovanni Paolo II – è la via della Chiesa. La fede si trasmette attraverso delle relazioni personali di fiducia. La fraternità francescana non è un club di persone con interessi e affinità comuni; la fraternità è il regno dell’incontro, del lasciare spazio in sé per l’altro, ecco dunque il valore dell’accoglienza incondizionata, che grida la presenza del Dio buono e amico degli uomini.

In questo senso il francescano del futuro sarà un uomo o donna che ha capito che il peggiore ostacolo alla realizzazione dei valori in cui crede non è esterno a sé, ma al contrario i nemici della comunione autentica, profonda, con gli altri sono proprio i miei progetti individuali, i miei gusti, le mie aspettative personali e di gruppo, in breve tutto ciò a cui non so rinunciare per accogliere gli altri, per fare loro spazio nella mia vita e nei miei progetti.

Per il francescano c’è un ordine molto chiaro, non generico o astratto o ideale, ma molto concreto, perché è un ordine al cui vertice c’è la persona, ogni persona, dalla quale sono disposto anche a essere rifiutato o maltrattato ma che certamente non posso essere disposto a condannare, a escludere, a bandire. Il francescano del futuro, allora, sarà probabilmente una persona profonda, capace di leggere dentro gli eventi e le cose, di vedere sotto la superficie della realtà, di vedere le braci sotto la cenere; come san Francesco nell’episodio della perfetta letizia sa andare in profondità e vedere i legami che le cose, le persone, gli eventi hanno con il Signore che ci ha salvati e continua a salvarci.

Come san Francesco, i suoi seguaci del futuro saranno uomini e donne creativi, artisti e promotori di bellezza, nelle cose piccole e nelle cose grandi. La modernità si è privata della bellezza, perché l’ha considerata una cosa inutile, non efficace e dispendiosa e ha preferito promuovere il valore dell’utilità nell’opera dell’uomo. Francesco invece, vero figlio del suo tempo, era un cultore della bellezza: non quella finta del make up, ma quella dei gesti creativi che vogliono comunicare vicinanza, comprensione, solidarietà, amicizia.

Il francescano sarà un uomo di grande speranza, fondata sulla fedeltà di Dio e sull’amore per gli uomini. La speranza cristiana è legata allo “sguardo a partire dal futuro” di cui abbiamo già parlato; è fiducia certa che è sufficiente un pertugio nella vita personale affinché l’amore di Dio che è presente in ogni persona – magari in maniera inconsapevole e ignota – si manifesti in gesti di bene, di comprensione, di gratuità.

Il futuro sarà il tempo dell’umiltà di chi sa che non è necessario difendersi e giustificarsi sempre, perché non sono io il centro del mondo, ma il centro è il Signore che è una persona che ama. E così più mi stringo al Signore, più mi scopro amato e inserito liberamente in questa flotta che sta camminando verso la pienezza di questa unità, in mezzo alle tempeste, sbagli di rotta, improvvise bonacce, ecc.

Questa speranza in maniera molto concreta si manifesterà come attenzione alle fragilità e ai drammi delle persone, ai fallimenti e alle meschinità di cui ciascuno è protagonista e attore. E la risposta decisiva di fronte al male non può che essere il perdono, che è il segno inequivocabile della presenza e dell’azione di Dio in questo mondo.

Ho cercato di presentare alcuni di quei valori francescani che forse saranno particolarmente significativi nel nostro prossimo futuro. Non sono valori “strani”, ma la carne, i colori e i sapori della vita dei credenti in Cristo, come san Francesco, impastati con luci e ombre, bene e male.

Futuro certo vuol dire anche ignoto, e per questo fa sicuramente paura; ma non per questo possiamo credere che andiamo incontro a un clima ostile o dannoso per la nostra vita cristiana e per la nostra adesione a Dio e all’uomo che ci è accanto. Al contrario, probabilmente si tratta di un’opportunità per purificare noi stessi, la nostra mentalità, la nostra fede, il nostro modo di vivere e così far emergere meglio la vita di Dio – che è amore e comunione – che già vive in noi per pura grazia, per puro dono.

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