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Luigi Zoja, “Nuovi padri o capolinea della paternità?”

Luigi Zoja, uno dei più autorevoli psicoanalisti a livello internazionale, riflette in questa conferenza sul futuro delle relazioni nella nostra società, partendo dal “genocidio simbolico dei padri” e interrogandosi sulla presenza e ruolo della figura paterna ai nostri giorni.

Zoja parte dalla constatazione che negli anni ’90 la letteratura sul ruolo del padre era un decimo rispetto a quella sul ruolo della madre, anche perché parlare del tema padre implica parlare di emozioni e di sentimenti e, soprattutto nelle culture latine, l’affettività maschile è soggetta a molti più tabù di quella femminile.

Negli anni ‘80 e ’90, con il continuo aumento dei divorzi, l’assenza numerica dei padri è diventata sempre più importante, ma vale la pena interrogarsi non solo sull’aspetto statistico, ma anche su quello psicologico e culturale, perché quando si parla di padre non si parla solo di figure maschili da un punto di vista biologico, ma di figure e di presenze psicologiche: molto spesso il padre è assente, anche se in famiglia non è assente una figura maschile. Occorre quindi interrogarsi su cosa significhi, da un punto di vista psicologico, parlare di un principio paterno a cui molte volte le persone di sesso maschile hanno abdicato.

Per farlo è necessario partire da un’altra constatazione e cioè che mentre nell’identità femminile esistono due polarità unite armonicamente, quella della donna e quella della madre, nell’identità maschile questo non avviene. Mentre la polarità del maschio è un fatto istintivo, la polarità del padre è una costruzione istituzionale della civiltà. Questa costruzione, poi, ha raggiunto nel nostro Occidente il punto più alto, dando origine a quella che abbiamo chiamato civiltà patriarcale che il secolo XX ha fortemente criticato causando forse – si interroga Zoja – l’abolizione di un’istituzione, quella paterna, che, invece, dovrebbe sopravvivere e che non può essere sostituita. Nonostante le lotte e gli auspici del XX secolo, soprattutto del femminismo, l’impressione è che oggi ci troviamo in un mondo e in una società post-patriarcale, ma ancora a dominanza maschile, nella quale, oltretutto, l’elemento maschile non ha più quegli elementi del padre buono di cui anche il nostro codice ci parla. Una società che è quella dell’altra polarità, quella del maschio pre-paterno, il maschio animale che, come tutti gli animali, compete con gli altri maschi per il dominio del branco.

Nella storia, lo sguardo al futuro e la dimensione verticale della società sono sempre stati attribuiti al padre in un tentativo di istituzionalizzare, anche attraverso la continuità dell’albero genealogico, la presenza e l’autorità del padre, che non fosse solo il fecondatore, ma anche una presenza stabile che provvede ai figli. Il padre è quindi quello che guarda all’indietro e al futuro, che fa progetti per il figlio e per la famiglia in generale. Oggi questa verticalità e questa continuità tende a essere sostituita da un’orizzontalità della società, che tende a prevalere. Il giovane e l’adolescente, per esempio, tendono sempre più ad apprendere dai coetanei e sempre meno dai genitori. Questa è l’orizzontalità del branco animale, nel quale si compete per diventare il maschio alpha. Si sviluppa quindi quella che Zoja definisce la “sindrome di Lucignolo”: come Pinocchio, il maschio a una certa età comincia a essere affascinato dal più trasgressivo. Per arginare questo problema ci sarebbe bisogno di una presenza paterna nella famiglia che porti avanti una funzione secondaria imponendo al figlio dei limiti, non perché c’è competizione, ma perché ha uno sguardo nel tempo e vuole per il figlio un futuro migliore. Sempre più spesso questo non avviene, perché il maschio abdica a questo ruolo, chiedendo alla madre, alla quale è naturalmente riservata la funzione primaria di esaudire i bisogni e i desideri del bambini, di esercitare una funzione paterna.
Sempre più spesso oggi abbiamo a che fare con padre accudenti, “mammi”, che assumono ruoli e compiti della funzione primaria, ma che non coprono la funzione secondaria.
Il problema è che gli adolescenti, soprattutto maschi, vanno contenuti e, dicono tutte le statistiche, laddove in famiglia è assente il padre sono molto più propensi ai comportamenti trasgressivi, dall’andare male a scuola, alla criminalità.

Concludendo, riferendosi al suo ultimo libro, Il gesto di Ettore, Zoja racconta come nell’Iliade Ettore venga  contrapposto ad Achille. Mentre Achille è la macchina distruttiva e il maschio primordiale, Ettore è più complesso e tiene insieme le due polarità del maschile, è il maschio che deve vincere, ma è anche il padre che vuole assicurare il futuro ai figli. L’auspicio è che in questo XXI secolo, dove continuamente vediamo questa oscillazione tra gli estremi, tra maschi accudenti e maschi distruttivi, prevalga il modello di Ettore.