Festival Francescano 2016 http://www.festivalfrancescano.it Tue, 23 Aug 2016 17:06:43 +0000 it-IT hourly 1 La famiglia francescana ad Assisi http://www.festivalfrancescano.it/5-novembre-2016-la-famiglia-francescana-ad-assisi/ Tue, 23 Aug 2016 16:57:29 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5543 Nell’anno della Misericordia e nel centenario della Porziuncola, il coordinamento dei MoFra regionali organizza il 5 novembre ad Assisi un incontro per la famiglia francescana. Sono ormai più di 40 anni che il Movimento Francescano (MoFra), con diversi strumenti e modalità, si adopera per dare...

L'articolo La famiglia francescana ad Assisi sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Nell’anno della Misericordia e nel centenario della Porziuncola, il coordinamento dei MoFra regionali organizza il 5 novembre ad Assisi un incontro per la famiglia francescana.

Sono ormai più di 40 anni che il Movimento Francescano (MoFra), con diversi strumenti e modalità, si adopera per dare unità all’intera Famiglia Francescana, costituita da frati, suore e laici di innumerevoli ordini, congregazioni ed istituti. Già negli anni ’70, mentre gli esperti lavoravano alla raccolta ed organizzazione degli scritti nelle Fonti Francescane, che hanno reso accessibili documenti fino ad allora dispersi e poco conosciuti, padre Ernesto Caroli, fondatore dell’Antoniano di Bologna, riusciva a raccogliere di volta in volta frati, clarisse, religiose e terziari francescani per favorire la ripresa del colloquio e della comunione fraterna.
Negli anni ’90 il Movimento si è dato una struttura e nei primi anni 2000 ha anche adottato uno statuto, da cui a poco a poco sono derivati anche dei Mofra regionali in alcune regioni: Nord Est, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Sicilia.
Nel 2015, vista la difficoltà a raggiungere le periferie del territorio nazionale, il Mofra ha fatto la scelta di affidare ai Mofra regionali l’obiettivo di far crescere dal basso uno nuovo spirito di famiglia francescana.

I responsabili di quei Mofra regionali, si sono già riuniti più volte ed hanno identificato alcuni strumenti e obiettivi per favorire questa crescita di una “rete francescana dal basso”, anche nelle regioni che non hanno ancora un proprio Mofra regionale:
– organizzare almeno un evento all’anno in cui convocare tutti i francescani d’Italia per conoscersi, pregare e riflettere insieme, far crescere insieme uno spirito di vera e fraterna comunione, indipendentemente dal proprio stato, laicale o religioso;
– provare a costruire una rete (network) di francescani, in grado di comunicare attraverso le nuove tecnologie informatiche su tutti gli argomenti ed eventi che riterremo utili per far crescere la conoscenza e l’appartenenza a questa entusiasmante grande famiglia francescana. Per questo stiamo predisponendo una semplice indagine in cui conoscere meglio sia i recapiti e le tipologie di francescani distribuiti sul territorio nazionale sia le iniziative, piccole o grandi, che vedono riuniti all’opera francescani – frati, suore, laici – per poter trarre spunti utili da raccontarci e documentare che “insieme si può, si deve, è bello!!!”.

Il primo appuntamento organizzato da questo coordinamento dei Mofra regionali sarà ad Assisi il prossimo 5 novembre: ci è sembrato che, specie in questo anno della Misericordia e del centenario della Porziuncola, fosse giusto “ricominciare da Assisi”. Il programma essenziale della giornata, curato dal MoFra Umbria, per conto e su richiesta dei Mofra regionali, prevede una riflessione spirituale al mattino su “Il perdono e la riconciliazione in S. Angela da Foligno”; dopo pranzo un incontro in cui il Coordinamento dei Mofra regionali presenterà le proposte ed iniziative ed il Mofra Umbria riferirà del proprio impegno per la regione Liguria, quindi il passaggio in processione sotto la Porta della Misericordia per concludere con una S. Messa alle 17.00 in S. Maria degli Angeli.

Per il 2017 stiamo già lavorando ad una giornata di novembre a Padova, in cui condividere i risultati della nostra indagine sulla bellezza della condivisione degli impegni, pastorali, di apostolato ed evangelizzazione, fra le varie componenti francescane, religiose e secolari.

In questi mesi è già stata inviata comunicazione a tutti i superiori francescani, di ordini, congregazioni ed istituti, maschili e femminili, affinché favorissero la conoscenza e la partecipazione alla giornata del 5 novembre ad Assisi. Ciascuno può farsi promotore e favorire la riuscita di questa giornata che ci auguriamo sarà gioiosa e fraterna.

Elisabetta Fréjaville, Segretaria MoFra Emilia-Romagna

Qui il programma di FAMIGLIA FRANCESCANA AD ASSISI – GIUBILEO della MISERICORDIA | 5 novembre 2016

Qui il programma riservato al MoFra Emilia – Romagna

L'articolo La famiglia francescana ad Assisi sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Il perdono di Assisi e la Porziuncola http://www.festivalfrancescano.it/perdono-assisi-anche-bolognesi-avranno-la-porziuncola/ Wed, 10 Aug 2016 07:44:08 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5494 Per celebrare l’ottavo centenario del “Perdono di Assisi” anche i bolognesi avranno “la loro” Porziuncola “Il mondo ha bisogno di perdono. Troppe persone vivono rinchiuse nel rancore e covano odio, perché incapaci di perdono, rovinando la vita propria e altrui piuttosto che trovare la gioia della se...

L'articolo Il perdono di Assisi e la Porziuncola sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Per celebrare l’ottavo centenario del “Perdono di Assisi” anche i bolognesi avranno “la loro” Porziuncola

“Il mondo ha bisogno di perdono. Troppe persone vivono rinchiuse nel rancore e covano odio, perché incapaci di perdono, rovinando la vita propria e altrui piuttosto che trovare la gioia della serenità e della pace”. Sono queste le parole che Papa Francesco ha pronunciato in visita ad Assisi per celebrare l’ottavo centenario del “Perdono di Assisi”. Era infatti il 2 agosto 1216 quando san Francesco ottenne da Papa Onorio III l’indulgenza per tutti coloro i quali, pentiti e confessati, avessero visitato la chiesetta della Porziuncola; un perdono rivoluzionario, anche per i più poveri perché poteva essere ottenuto senza l’obbligo del pagamento di un obolo o il compimento di un grande pellegrinaggio.

Anche i bolognesi avranno “la loro” Porziuncola, in legno e riprodotta a grandezza naturale, durante i giorni di Festival Francescano, dal 23 al 25 settembre. L’evento, organizzato dal Movimento Francescano dell’Emilia-Romagna, avrà per slogan “per forza o perdono” e attualizzerà i molteplici significati del Giubileo straordinario della Misericordia.

Che senso ha parlare di perdono, oggi? Risponde fra Giordano Ferri, direttore del Festival: “Di perdono hanno bisogno i rapporti sociali, la politica e la stessa economia. Il perdono è l’unica ricetta capace di restituirci tutti, credenti o no, a una vita che possa dirsi umana. Con un linguaggio accessibile a tutti, e con più di centocinquanta iniziative, al Festival parleremo di giustizia, di economia civile e di comunione, di dialogo interreligioso in un momento storico in cui le ferite subite bruciano a tal punto da far prevalere rabbia e volontà di vendetta”.

Quest’anno la manifestazione inizia già il giovedì mattina (22 settembre) per facilitare la partecipazione delle scuole alle attività didattiche, per le quali gli insegnanti possono prenotare dal 29 agosto contattando la segreteria del Festival. Proseguirà nel pomeriggio dello stesso giorno con un importante convegno rivolto ai giornalisti per l’acquisizione di crediti formativi.
“Tra i frutti più belli portati dalla nostra manifestazione – sottolinea fra Alessandro Caspoli, presidente del Festival e direttore dell’Antoniano di Bologna – c’è la volontà e la capacità, per tante diverse realtà francescane, di lavorare assieme. Ecco allora che, nella giornata del sabato, non lontano da piazza Maggiore contemporaneamente al Festival si terrà la Città dello Zecchino d’Oro, l’evento interamente dedicato ai bambini alla Montagnola. Questa collaborazione si farà ancora più fattiva il sabato sera quando, con uno spettacolo inedito, saliranno sul sagrato della Basilica di san Petronio più di mille bambini facenti parte del Piccolo Coro Mariele Ventre e della sua Galassia, la rete di cori di voci bianche legate all’Antoniano”.

Il programma completo si può consultare sul sito: www.festivalfrancescano.it.

L'articolo Il perdono di Assisi e la Porziuncola sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Il mondo ha bisogno di perdono. Meditazione di Papa Francesco in visita alla Porziuncola http://www.festivalfrancescano.it/mondo-bisogno-perdono-meditazione-papa-francesco-visita-alla-porziuncola/ Thu, 04 Aug 2016 15:19:40 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5487 Visita di Papa Francesco oggi pomeriggio alla Porziuncola, in occasione dell’ottavo centenario del “Perdono di Assisi”. Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ha tenuto una meditazione sul perdono sul passo del Vangelo di Matteo in cui Gesù racconta la parabola del servo spietato per dire a Piet...

L'articolo Il mondo ha bisogno di perdono. Meditazione di Papa Francesco in visita alla Porziuncola sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Visita di Papa Francesco oggi pomeriggio alla Porziuncola, in occasione dell’ottavo centenario del “Perdono di Assisi”. Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ha tenuto una meditazione sul perdono sul passo del Vangelo di Matteo in cui Gesù racconta la parabola del servo spietato per dire a Pietro che non basta perdonare solo sette volte ma settanta volte sette. Pubblichiamo di seguito il testo della meditazione con una trascrizione delle aggiunte che il Papa ha fatto a braccio a cura di Radio Vaticana.

*********

Mi piace ricordare oggi, cari fratelli e sorelle, prima di tutto, le parole che, secondo un’antica tradizione, san Francesco pronunciò proprio qui, davanti a tutto il popolo e ai vescovi: “Voglio mandarvi tutti in paradiso!”. Cosa poteva chiedere di più bello il Poverello di Assisi, se non il dono della salvezza, della vita eterna con Dio e della gioia senza fine, che Gesù ci ha acquistato con la sua morte e risurrezione?

Il paradiso, d’altronde, che cos’è se non il mistero di amore che ci lega per sempre a Dio per contemplarlo senza fine? La Chiesa da sempre professa questa fede quando dice di credere nella comunione dei santi. Non siamo mai soli nel vivere la fede; ci fanno compagnia i santi e i beati, anche i nostri cari che hanno vissuto con semplicità e gioia la fede e l’hanno testimoniata nella loro vita. C’è un legame invisibile, ma non per questo meno reale, che ci fa essere “un solo corpo”, in forza dell’unico Battesimo ricevuto, animati da “un solo Spirito” (cfr Ef 4,4). Forse san Francesco, quando chiedeva a Papa Onorio III il dono dell’indulgenza per quanti venivano alla Porziuncola, aveva in mente quelle parole di Gesù ai discepoli: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a casa a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,2-3).

Quella del perdono è certamente la strada maestra da seguire per raggiungere quel posto in Paradiso. E’ difficile perdonare. Quanto costa, a noi, perdonare gli altri? Pensiamoci un po’. E qui alla Porziuncola tutto parla di perdono! Che grande regalo ci ha fatto il Signore insegnandoci a perdonare – o, almeno, avere la voglia di perdonare – per farci toccare con mano la misericordia del Padre! Abbiamo ascoltato la parabola con la quale Gesù ci insegna a perdonare (cfr Mt 18,21-35). Perché dovremmo perdonare una persona che ci ha fatto del male? Perché noi per primi siamo stati perdonati, e infinitamente di più. Non c’è nessuno fra noi, qui, che non sia stato perdonato. Ognuno pensi… pensiamo in silenzio le cose brutte che abbiamo fatto e come il Signore ci ha perdonato. La parabola ci dice proprio questo: come Dio perdona noi, così anche noi dobbiamo perdonare chi ci fa del male. E’ la carezza del perdono. Il cuore che perdona. Il cuore che perdona accarezza. Tanto lontano da quel gesto: me la pagherai! Il perdono è un’altra cosa. Precisamente come nella preghiera che Gesù ci ha insegnato, il Padre Nostro, quando diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). I debiti sono i nostri peccati davanti a Dio, e i nostri debitori sono quelli a cui anche noi dobbiamo perdonare.

Ognuno di noi potrebbe essere quel servo della parabola che ha un grande debito da saldare, ma talmente grande che non potrebbe mai farcela. Anche noi, quando nel confessionale ci mettiamo in ginocchio davanti al sacerdote, non facciamo altro che ripetere lo stesso gesto del servo. Diciamo: “Signore, abbi pazienza con me”. Voi avete pensato alcune volte alla pazienza di Dio? Ha pazienza. Sappiamo bene, infatti, che siamo pieni di difetti e ricadiamo spesso negli stessi peccati. Eppure, Dio non si stanca di offrire sempre il suo perdono ogni volta che lo chiediamo. E’ un perdono pieno, totale, con il quale ci dà certezza che, nonostante possiamo ricadere negli stessi peccati, Lui ha pietà di noi e non smette di amarci. Come il padrone della parabola, Dio si impietosisce, cioè prova un sentimento di pietà unito alla tenerezza: è un’espressione per indicare la sua misericordia nei nostri confronti. Il nostro Padre, infatti, si impietosisce sempre quando siamo pentiti, e ci rimanda a casa con il cuore tranquillo e sereno dicendoci che ci ha condonato ogni cosa e perdonato tutto. Il perdono di Dio non conosce limiti; va oltre ogni nostra immaginazione e raggiunge chiunque, nell’intimo del cuore, riconosce di avere sbagliato e vuole ritornare a Lui. Dio guarda al cuore che chiede di essere perdonato.

Il problema, purtroppo, nasce quando noi ci troviamo a confrontarci con un nostro fratello che ci ha fatto un piccolo torto. La reazione che abbiamo ascoltato nella parabola è molto espressiva: «Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che mi devi!”» (Mt 18,28). In questa scena troviamo tutto il dramma dei nostri rapporti umani; tutto il dramma. Quando siamo noi in debito con gli altri, pretendiamo la misericordia; quando invece siamo in credito, invochiamo la giustizia! E tutti facciamo così, tutti. Non è questa la reazione del discepolo di Cristo e non può essere questo lo stile di vita dei cristiani. Gesù ci insegna a perdonare, e a farlo senza limiti: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (v. 22). Insomma, quello che ci propone è l’amore del Padre, non la nostra pretesa di giustizia. Fermarsi a questa, infatti, non ci farebbe riconoscere come discepoli di Cristo, che hanno ottenuto misericordia ai piedi della Croce solo in forza dell’amore del Figlio di Dio. Non dimentichiamo, dunque, le parole severe con le quali si chiude la parabola: «Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello» (v. 35).

Cari fratelli e sorelle, il perdono di cui san Francesco si è fatto “canale” qui alla Porziuncola continua a “generare paradiso” ancora dopo otto secoli. In questo Anno Santo della Misericordia diventa ancora più evidente come la strada del perdono possa davvero rinnovare la Chiesa e il mondo. Offrire la testimonianza della misericordia nel mondo di oggi è un compito a cui nessuno di noi può sottrarsi. Ripeto: offrire la testimonianza della misericordia nel mondo di oggi è un compito a cui nessuno di noi può sottrarsi. Il mondo ha bisogno di perdono; troppe persone vivono rinchiuse nel rancore e covano odio, perché incapaci di perdono, rovinando la vita propria e altrui piuttosto che trovare la gioia della serenità e della pace. Chiediamo a san Francesco che interceda per noi, perché mai rinunciamo ad essere umili segni di perdono e strumenti di misericordia.

(A braccio) E possiamo pregare su questo. Ognuno come lo sente. Invito i frati, i vescovi ad andare nei confessionali – anche io ci andrò – per essere a disposizione del perdono. Ci farà bene riceverlo oggi, qui, insieme. Che il Signore ci dia la grazia di dire quella parola che il Padre non ci lascia finire, quella che ha detto il figliol prodigo: “Padre ho peccato con…” e gli ha tappato la bocca, lo ha abbracciato. Noi incominciamo a dire e Lui ci tapperà la bocca e ci vestirà. “Ma padre, domani ho paura di fare lo stesso”. Ma torni! Il Padre sempre guarda la strada, guarda, in attesa che torni il figliol prodigo; e tutti noi lo siamo. Che il Signore ci dia questa grazia.

(Da Radio Vaticana)

L'articolo Il mondo ha bisogno di perdono. Meditazione di Papa Francesco in visita alla Porziuncola sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Indulgenza del “Perdono di Assisi” http://www.festivalfrancescano.it/indulgenza-del-perdono-assisi/ Mon, 01 Aug 2016 07:20:37 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5464 Breve storia e senso del Perdono di Assisi Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi” o – appunto –Indulgenza della Porziuncola, e che da otto secoli converge verso di essa milioni di...

L'articolo Indulgenza del “Perdono di Assisi” sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Breve storia e senso del Perdono di Assisi

Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi” o – appunto –Indulgenza della Porziuncola, e che da otto secoli converge verso di essa milioni di pellegrini desiderosi di varcare la “porta della vita eterna” per ritrovare pace e perdono.

La festa del Perdono inizia la mattina del 1 agosto e si conclude alla sera del 2 agosto, giorni nei quali l’Indulgenza della Porziuncola, qui concessa per tutti i giorni dell’anno, si estende alle chiese parrocchiali e francescane di tutto il mondo.

L’aspetto religioso più importante del “Perdono d’Assisi” – e di ogni Indulgenza – è la grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati, per goderne i benefici, alla confessione e alla comunione eucaristica. Confessione, preceduta e accompagnata dalla contrizione per i peccati compiuti e dall’impegno a emendarsi dal proprio male per vivere sempre più la propria vita secondo il Vangelo, così come hanno fatto tutti i santi ed in particolare Francesco e Chiara, a partire proprio dalla Porziuncola.

L’evento del Perdono della Porziuncola resta una manifestazione della misericordia infinita di Dio e un segno della passione apostolica di Francesco d’Assisi.

Il beato Francesco risiedeva presso Santa Maria della Porziuncola, ed una notte gli fu rivelato dal Signore che si recasse dal sommo pontefice Onorio, che in quel tempo dimorava a Perugia, per impetrare una Indulgenza a favore della medesima chiesa di Santa Maria della Porziuncola, riparata allora da lui stesso. Egli, alzatosi di mattina, chiamò frate Masseo da Marignano, suo compagno, col quale si trovava, e si presentò al cospetto di papa Onorio, e disse: “Santo Padre, di recente, ad onore della Vergine Madre di Cristo, riparai per voi una chiesa. Prego umilmente vostra santità che vi poniate un’Indulgenza senza oboli”. Il papa rispose: “Questo, stando alla consuetudine, non si può fare, poiché è opportuno che colui che chiede un’Indulgenza la meriti stendendo la mano ad aiutare, ma tuttavia indicami quanti anni vuoi che io fissi riguardo all’Indulgenza”. San Francesco gli rispose: “Santo Padre, piaccia alla vostra santità concedermi, non anni, ma anime”. Ed il papa riprese: “In che modo vuoi delle anime?”. Il beato Francesco rispose: “Santo Padre, voglio, se ciò piace alla vostra santità, che quanti verranno a questa chiesa confessati, pentiti e, come conviene, assolti dal sacerdote, siano liberati dalla colpa e dalla pena in cielo e in terra, dal giorno del battesimo al giorno ed all’ora dell’entrata in questa chiesa”. Il papa rispose: “Molto è ciò che chiedi, o Francesco; non è infatti consuetudine della Curia romana concedere una simile indulgenza”. Il beato Francesco rispose: “Signore, ciò che chiedo non viene da me, ma lo chiedo da parte di colui che mi ha mandato, il Signore Gesù Cristo”. Allora il signor papa, senza indugio proruppe dicendo tre volte: “Ordino che tu l’abbia”.

I cardinali presenti obiettarono: “Badate, signore che se concedete a costui una tale Indulgenza, farete scomparire l’Indulgenza della Terra Santa e ridurrete a nulla quella degli apostoli Pietro e Paolo, che sarà tenuta in nessun conto”. Rispose il papa: “Gliela abbiamo data e concessa, non possiamo né è conveniente annullare ciò che è stato fatto, ma regoliamola in modo tale che la sua validità si estenda solo per una giornata”.

Allora chiamò san Francesco e gli disse: “Ecco, da ora concediamo che chiunque verrà ed entrerà nella predetta chiesa, opportunamente confessato e pentito, sia assolto dalla pena e dalla colpa; e vogliamo che questo valga ogni anno in perpetuo ma solo per una giornata, dai primi vespri compresa la notte, sino ai vespri del giorno seguente”.

Mentre il Beato Francesco, fatto l’inchino, usciva dal palazzo, il papa, vedendolo allontanarsi, chiamandolo disse: “O semplicione dove vai? Quale prova porti tu di tale Indulgenza?”. E il Beato Francesco rispose: “Per me è sufficiente la vostra parola. Se è opera di Dio, tocca a Lui renderla manifesta. Di tale Indulgenza non voglio altro istrumento, ma solo che la Vergine Maria sia la carta, Cristo sia il notaio e gli Angeli siano i testimoni”.

Egli poi, lasciando Perugia e ritornando verso Assisi, a metà strada, in una località che è chiamata Colle, ove era un lebbrosario, riposandosi un po’ con il compagno, si addormentò. Al risveglio, dopo la preghiera, chiamò il compagno e gli disse: “Frate Masseo, ti dico da parte di Dio che l’Indulgenza concessami dal sommo pontefice è confermata in cielo”.

Dalle Fonti Francescane 2706/10

Come ottenere il Perdono di Assisi

Vengono di seguito descritte le condizioni necessarie per lucrare l’Indulgenza della Porziuncola e le corrispondenti disposizioni con cui il fedele dovrà chiederla al Padre delle misericordie:

  • Ricevere l’assoluzione per i propri peccati nella Confessione sacramentale, celebrata nel periodo che include gli otto giorni precedenti e successivi alla visita della chiesa della Porziuncola, per tornare in grazia di Dio;
  • Partecipazione alla Messa e alla Comunione eucaristica nello stesso arco di tempo indicato per la Confessione;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola (o chiesa parrocchiale, oppure chiesa francescana) dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana e si recita il PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
  • Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice. Normalmente si recita un Padre, un’Ave e un Gloria; è data tuttavia ai singoli fedeli la facoltà di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno verso il romano pontefice.

 

Quando e dove è possibile lucrare l’Indulgenza della Porziuncola?

Alla Porziuncola i pellegrini possono ottenere l’Indulgenza tutti i giorni dell’anno, una volta al giorno, per se o per un defunto. Dalle 12 del 1 agosto alle 24 del 2 agosto di ogni anno la stessa facoltà è estesa a tutte le chiese parrocchiali e a tutte le chiese francescane.

Fonte: http://www.porziuncola.org/

L'articolo Indulgenza del “Perdono di Assisi” sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
“La Porziuncola” e il significato del perdono http://www.festivalfrancescano.it/la-porziuncola-significato-perdono/ Sat, 30 Jul 2016 06:39:15 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5266 in occasione dell’VIII centenario del Perdono di Assisi (2 agosto 2016), un approfondimento scritto nel 1999 dal Cardinale Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI  Se si arriva ad Assisi provenendo da sud, sulla pianura che si estende davanti alla città si incontra dapprima la maestosa basilica d...

L'articolo “La Porziuncola” e il significato del perdono sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
in occasione dell’VIII centenario del Perdono di Assisi (2 agosto 2016), un approfondimento scritto nel 1999 dal Cardinale Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI 

Se si arriva ad Assisi provenendo da sud, sulla pianura che si estende davanti alla città si incontra dapprima la maestosa basilica di Santa Maria degli Angeli, dei secoli XVI e XVII, con una facciata classicistica del secolo scorso. Per dire la verità, essa mi lascia piuttosto freddo; è difficile cogliere qualcosa della semplicità e dell’umiltà di San Francesco in questo edificio che si presenta con tanta magnificenza esteriore. Quel che cerchiamo, lo troviamo però al centro della basilica: una cappella medievale in cui degli antichi affreschi ci raccontano episodi della storia della salvezza e della vita di San Francesco, che proprio in questo luogo visse importanti esperienze. In quello spazio basso e poco illuminato possiamo percepire qualcosa del raccoglimento e della commozione che vengono dalla fede dei secoli, che qui ha trovato un luogo di riparo e di orientamento. Al tempo di San Francesco il territorio circostante era coperto di boschi, paludoso e disabitato.

Francesco si imbatté in questa piccola chiesa
Nel terzo anno dalla sua conversione Francesco si imbatté in questa piccola chiesa, ormai del tutto cadente, che apparteneva all’abbazia benedettina del monte Subasio. Come aveva già fatto in precedenza con le due chiese di San Damiano e di San Pietro, restaurate con le sue mani, Francesco si mise al lavoro anche qui, nella chiesetta della Porziuncola dedicata a Santa Maria degli Angeli, in cui egli venerava la Madre di ogni bontà. Lo stato di abbandono in cui si trovavano tutte queste piccole chiese dovette parergli un triste segno della condizione della Chiesa stessa; egli ancora non sapeva che, restaurando quegli edifici, si stava preparando a rinnovare la Chiesa vivente. Ma proprio in questa cappella gli si fece incontro la chiamata definitiva, che diede alla sua missione la sua vera forma e permise la nascita dell’ordine dei Frati Minori, che peraltro all’inizio non fu affatto pensato come ordine religioso, ma come un movimento di evangelizzazione che doveva raccogliere di nuovo il popolo di Dio per il ritorno del Signore.

Udì durante una celebrazione liturgica il Vangelo della chiamata
A Francesco accadde quello che nel terzo secolo era già accaduto a sant’Antonio d’Egitto: udì durante una celebrazione liturgica il Vangelo della chiamata dei dodici da parte del Signore, che affidava loro il compito di annunciare il regno di Dio e di mettersi in cammino a questo scopo, senza averi e senza sicurezze mondane. Inizialmente Francesco non aveva compreso del tutto quel testo; se lo fece quindi spiegare dal sacerdote e a quel punto gli fu chiaro che quello era anche il suo compito. Depose le sue calzature, tenne solo una tunica e si accinse ad annunciare il regno di Dio e la penitenza. Attorno a lui si raccolsero a poco a poco dei compagni che, come i dodici, cominciarono a loro volta ad andare di luogo in luogo e ad annunciare il Vangelo che per loro, come per Francesco, significava gioia per quel nuovo inizio, gioia per il cambiamento che si era prodotto nelle loro vite, per il coraggio della penitenza.

Voleva vivere il Vangelo alla lettera
La Porziuncola era divenuta per Francesco il luogo dove finalmente aveva compreso il Vangelo, perché non lo accostava più a teorie e glosse esplicative, ma voleva viverlo alla lettera. Si era, infatti, accorto che non si trattava di parole del passato, ma di un appello che si rivolgeva direttamente ed esplicitamente a lui come persona. Per questo sempre alla Porziuncola consegnò a santa Chiara l’abito religioso, dando così inizio al ramo religioso femminile del suo Ordine, chiamato a dare un sostegno interiore al compito evangelico mediante la preghiera. Per questo, quando si sentì prossimo alla morte, volle essere trasportato proprio in quel luogo.

La Porziuncola, qualcosa che non era di proprietà, doveva esprimere la vera proprietà
Porziuncola significa piccola porzione, piccolo pezzo di terra. Francesco non volle mai che essa diventasse di proprietà dei suoi frati, preferì che i benedettini la concedessero loro in uso; e proprio in quel modo, come qualcosa che non era di proprietà, doveva esprimere la vera proprietà e l’autentica novità del suo movimento. Per esso doveva valere la parola del salmo 16, che nell’Antico Testamento esprimeva il particolare destino della tribù sacerdotale di Levi, cui non apparteneva nessuna terra, perché la sua unica terra era Dio stesso: «Tu, o Signore, sei mia parte e mia eredità – sì, della mia eredità mi sono compiaciuto». La Porziuncola – lo abbiamo visto – è anzitutto un luogo, ma grazie a Francesco d’Assisi è divenuto una realtà dello spirito e della fede, che proprio qui si fa sensibile e diventa un luogo concreto in cui possiamo entrare, ma grazie al quale possiamo anche accedere alla storia della fede e alla sua forza sempre efficace.

Perdono della Porziuncola. Qual è il suo vero significato?
Che poi la Porziuncola non ci ricordi solo grandi storie di conversione del passato, non rappresenti solo una semplice idea, ma riesca ancora ad accostarci al legame vivente di penitenza e di grazia, ciò dipende dal cosiddetto perdono d’Assisi, che più propriamente dovremmo chiamare perdono della Porziuncola. Qual è il suo vero significato? Secondo una tradizione che sicuramente risale almeno alla fine del secolo XIII, Francesco nel luglio del 1216 avrebbe fatto visita nella vicina Perugia al papa Onorio III, subito dopo la sua elezione, e gli avrebbe sottoposto una richiesta inusuale: chiese al pontefice di concedere l’indulgenza plenaria per tutta la loro vita precedente a tutti coloro che si fossero recati nella chiesetta della Porziuncola, confessandosi e facendo penitenza dei propri peccati.
L’atto sacramentale doveva legarsi a un atto esistenziale Il cristiano di oggi si chiederà che cosa possa significare un tale perdono, dal momento che presupponeva comunque penitenza personale e confessione. Per comprenderlo dobbiamo tener presente che a quel tempo, malgrado tanti cambiamenti, continuavano a valere gli elementi essenziali della disciplina penitenziale dell’antica Chiesa. Tra questi vi era la convinzione che, dopo il battesimo, il perdono non potesse essere concesso semplicemente con l’atto dell’assoluzione, ma – come già in precedenza nella preparazione al battesimo – che esigesse un cambiamento reale di vita, una rimozione interiore del male. L’atto sacramentale doveva legarsi a un atto esistenziale, a un lavoro profondo e reale sulla propria colpa, che veniva appunto chiamato penitenza. Perdono non significa che questo processo esistenziale diventa superfluo, ma che riceve un senso, che viene fatto proprio. In tal modo la penitenza acquistava anche una valenza sociale
Al tempo di San Francesco come forma principale di penitenza imposta dalla Chiesa, in stretto rapporto con il perdono dei peccati, era invalso l’uso di intraprendere un grande pellegrinaggio, a Santiago, a Roma e, soprattutto a Gerusalemme. Il lungo, pericoloso e difficile viaggio a Gerusalemme poteva davvero diventare per molti pellegrini un viaggio interiore; tuttavia un aspetto molto concreto era anche il fatto che in Terra Santa le offerte che esso portava con sé erano divenute la fonte più importante per il mantenimento della Chiesa locale. In proposito non si dovrebbe storcere troppo facilmente il naso: in tal modo la penitenza acquistava anche una valenza sociale. Se dunque – come vuole la tradizione – Francesco aveva avanzato la richiesta che tutto questo potesse essere ottenuto con la visita orante al santo luogo della Porziuncola, ciò era legato davvero a qualcosa di nuovo: una indulgenza, che doveva cambiare l’intera prassi penitenziale. Si può senz’altro comprendere che i cardinali fossero scontenti della concessione di questo privilegio da parte del papa e temessero per il sostentamento economico della Terra Santa, tanto che il perdono della Porziuncola fu inizialmente ridotto a un solo giorno all’anno, quello della dedicazione della Chiesa, il 2 agosto.

Francesco, che aveva scoperto i poveri e la povertà
A questo punto, però, ci si domanda se il papa potesse far questo così semplicemente. Può un papa dispensare da un processo esistenziale, quale era quello previsto dalla grande prassi penitenziale della Chiesa? Ovviamente, no. Quel che è un’esigenza interiore dell’esistenza umana, non può essere reso superfluo mediante un atto giuridico. Ma non si trattava affatto di questo. Francesco, che aveva scoperto i poveri e la povertà, nella sua richiesta era spinto dalla sollecitudine per quelle persone a cui mancavano i mezzi o le forze per un pellegrinaggio in Terra Santa; coloro che non potevano dare nulla, se non la loro fede, la loro preghiera, la loro disponibilità a vivere secondo il Vangelo la propria condizione di povertà. In questo senso l’indulgenza della Porziuncola è la penitenza di coloro che sono tribolati, che la vita stessa carica già di una penitenza sufficiente. Senza dubbio a ciò si legava anche un ‘interiorizzazione del concetto stesso di penitenza, sebbene non mancasse certamente la necessaria espressione sensibile dal momento che implicava comunque il pellegrinaggio al semplice e umile luogo della Porziuncola, che allo stesso tempo doveva essere anche un incontro con la radicalità del Vangelo, come Francesco l’aveva appresa proprio in quel posto.

Ciò che è grande e puro è più difficile da vedere di ciò che è rozzo e meschino
È innegabile che all’idea di indulgenza che proprio qui gradatamente assunse il suo carattere specifico, si legava anche il pericolo di abusi, come la storia ci ha insegnato in termini sufficientemente drammatici. Ma se alla fine si conserva solo il ricordo degli abusi, allora si è caduti in una perdita di memoria e in un atteggiamento di superficialità, con cui si danneggia soprattutto se stessi. Come sempre, infatti, ciò che è grande e puro è più difficile da vedere di ciò che è rozzo e meschino.

Perché solo per me stesso?
Ora non posso certo spiegare tutto il complesso intreccio di esperienze e di conoscenze che si è sviluppato a partire dall’evento della Porziuncola. Voglio solo cercare di tracciare le linee più importanti. Dopo la concessione di questa particolare indulgenza si arrivò ben presto a un passo ulteriore. Proprio le persone umili e di fede semplice finirono per chiedersi: perché solo per me stesso? Non posso forse comunicare anche ad altri quel che mi è stato dato in ambito spirituale, come avviene in ambito materiale? Il pensiero si rivolgeva soprattutto alle povere anime, a coloro che nella vita erano stati loro vicini, che li avevano preceduti nell’altro mondo e il cui destino non poteva essere loro indifferente. Si sapeva degli errori e delle debolezze delle persone che erano state care o dalle quali si erano forse ricevuti anche dei dispiaceri. Perché non ci si poteva preoccupare di loro? Perché non cercare di fare loro del bene anche al di là della tomba, di accorrere in loro aiuto, laddove possibile, nel difficile viaggio delle anime? Qui si fa evidente un sentimento antico dell’umanità, che ha trovato molteplici espressioni nei culti degli antenati e dei morti lungo tutta la storia dell’umanità. La fede cristiana non ha affatto negato valore a tutto ciò, ma ha cercato di purificare questo sentimento e di farlo emergere nel suo senso più autentico. «Se viviamo, viviamo per il Signore; se moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, noi siamo del Signore», dice Paolo (Rm 14,8). Questo significa: il vero limite non è più la morte, ma l’appartenere o il non appartenere al Signore. Se gli apparteniamo, allora siamo vicini gli uni agli altri per mezzo di lui e in lui.

C’è un amore che va al di là dei limiti della morte
Per questo – era la conseguenza logica – c’è un amore che va al di là dei limiti della morte. Così, a chi chiedeva se qualcosa della forza donata dal perdono potesse essere comunicato anche all’aldilà, veniva risposto di sì, con la formula per modum suffragii – per mezzo della preghiera. La preghiera per i defunti, da sempre appartenente alla Chiesa, guadagnava così una particolare intensità. E questa promessa fu proprio ciò che fece dell’indulgenza un grande invito alla preghiera, al di là di tutti gli abusi e di tutti gli equivoci. Qui devo aggiungere che nel corso del tempo l’indulgenza in un primo momento riservata solo al luogo della Porziuncola, fu poi estesa prima a tutte le chiese francescane e, infine, a tutte le chiese parrocchiali per il 2 agosto. Nei ricordi della mia giovinezza il giorno del perdono d’Assisi è rimasto come un giorno di grande interiorità, come un giorno in cui si ricevevano i sacramenti in un clima di raccoglimento personale, come un giorno di preghiera. Nella piazza antistante la nostra chiesa parrocchiale in quel giorno regnava un silenzio particolarmente solenne. Entravano e uscivano in continuazione persone dalla chiesa. Si sentiva che il cristianesimo è grazia e che questa si dischiude nella preghiera. Indipendentemente da ogni teoria sull’indulgenza, era quello un giorno di fede e di silenziosa speranza, di una preghiera che si sapeva certamente esaudita e che valeva soprattutto per i defunti.

La comunione dei santi e della comunicazione dei beni spirituali
Nel corso del tempo, tuttavia, a tutto questo si aggiunse un’altra idea, che oggi può apparirci alquanto estranea, ma che, peraltro, contiene un’importante verità. Quanto più l’indulgenza veniva intesa come un porsi a sostegno degli altri, tanto più si faceva strada un altro concetto, che dava un fondamento teologico a questa nuova forma e, nel contempo, la avviava verso sviluppi ulteriori. La preghiera indirizzata all’altro mondo implicava necessariamente l’idea della comunione dei santi e della comunicazione dei beni spirituali. A questo punto vi chiederete ancora una volta: ma che cosa significa tutto questo? non si tratta forse di un insensato mercantilismo religioso? La domanda si fa più acuta se si tiene conto che si parlava proprio di tesoro della Chiesa, che consisteva nei meriti accumulati dai santi. Che cosa si intendeva dire? Non è forse vero che ognuno deve rispondere personalmente di se stesso? Che significato possono avere per me le buone opere compiute da un altro?

Ciascuno di noi vive e dipende dagli altri, non solo dal punto di vista materiale, ma anche da quello spirituale, culturale e morale
Sono queste le domande che ci poniamo, perché, malgrado tutti gli ideali socialisti, continuiamo a vivere del meschino e ristretto individualismo dell’epoca moderna. In realtà, però, nessun uomo è chiuso in se stesso. Ciascuno di noi vive in rapporto con gli altri e dipende dagli altri, non solo dal punto di vista materiale, ma anche da quello spirituale, culturale e morale. Cerchiamo di esemplificare questo concetto cominciando dal suo versante negativo. Vi sono persone che non distruggono solo se stesse, ma portano alla rovina anche gli altri, lasciando dietro di sé forze di distruzione che spingono verso il negativo intere generazioni. Se pensiamo ai grandi seduttori del nostro secolo, sappiamo quanto ciò sia reale. La negazione di uno diventa una malattia contagiosa, che coinvolge anche gli altri.

Basta il sovrappiù dell’amore di Cristo
Ma, grazie a Dio, ciò non vale solo per il negativo. Vi sono persone che lasciano dietro di sé una sorta di sovrappiù d’amore, di dolore sofferto e vissuto fino in fondo, di letizia, sincerità e verità, che prende anche gli altri, li accompagna e li sostiene. Esiste davvero qualcosa come la sostituzione vicaria nel più profondo dell’esistenza. Tutto il mistero di Cristo poggia proprio su questo. Ora si può dire: bene, è così. Ma allora basta il sovrappiù dell’amore di Cristo, non c’è bisogno d’altro. Lui solo libera e redime, tutto il resto sarebbe presunzione, come se noi dovessimo aggiungere qualcosa all’infinità del suo amore con la nostra finitudine. È vero, ma non è vero del tutto. Infatti la grandezza dell’amore di Cristo è tale che non ci lascia nella condizione di chi riceve passivamente, ma ci coinvolge fino in fondo nella sua opera e nella sua passione. Lo afferma un celebre passo della lettera ai Colossesi: «Compio nella mia carne ciò che manca alla passione di Cristo, per il suo corpo» (Col 1,24).

La Chiesa, in cui è raffigurata l’umanità salvata
Ma vorrei far riferimento anche a un altro passo neotestamentario, in cui mi pare che questa verità sia espressa in modo meraviglioso. L’Apocalisse di San Giovanni parla della sposa, la Chiesa, in cui è raffigurata l’umanità salvata. Mentre la meretrice Babilonia appare vestita di abiti e ornamenti lussuosi e appariscenti, la sposa indossa solo una semplice veste di lino bianco, sia pure di quel bisso puro e splendente che è particolarmente prezioso. In proposito il testo osserva: «Questa veste di lino sono le opere giuste dei santi» (Ap 19,8). Nella vita dei santi viene tessuto questo radioso bisso bianco, che è l’abito dell’eternità. Usciamo dalla metafora: nell’ambito spirituale tutto appartiene a tutti. Non c’è nessuna proprietà privata. Il bene di un altro diventa il mio e il mio diventa suo. Tutto viene da Cristo, ma poiché noi gli apparteniamo, anche ciò che è nostro diventa suo ed è investito di forza salvifica. È questo ciò che si intende con le espressioni «tesoro della Chiesa» o «meriti» dei santi.

Mettere la salvezza degli altri al di sopra della mia
Chiedere l’indulgenza significa entrare in questa comunione di beni spirituali e mettersi a propria volta a sua disposizione. La svolta nell’idea di penitenza, che ha avuto inizio alla Porziuncola, ha conseguentemente portato a questo punto: anche spiritualmente nessuno vive per se stesso. E solo allora la preoccupazione per la salvezza della propria anima si libera dall’ansia e dall’egoismo, proprio perché diventa preoccupazione per la salvezza degli altri. Così la Porziuncola e l’indulgenza che da lì ha avuto origine diventa un compito, un invito a mettere la salvezza degli altri al di sopra della mia e, proprio in questo modo, a trovare anche me stesso. Si tratta di non chiedere più: sarò salvato? ma: che cosa vuole Dio da me perché altri siano salvati? L’indulgenza rinvia alla comunione dei santi, al mistero della sostituzione vicaria, alla preghiera come via per diventare una cosa sola con Cristo e con il suo volere. Egli ci invita a partecipare alla tessitura dell’abito bianco della nuova umanità, che proprio nella sua semplicità è la vera bellezza. L’indulgenza in fondo è un po’ come la chiesa della Porziuncola: come bisogna percorrere gli spazi piuttosto freddi ed estranei del grande edificio per trovare al suo centro l’umile chiesetta che tocca il nostro cuore, così occorre attraversare il complesso intreccio della storia e delle idee teologiche per giungere a ciò che è davvero semplice: alla preghiera, con cui ci lasciamo cadere nella comunione dei santi, per cooperare con essi alla vittoria del bene sull’apparente onnipotenza del male, sapendo che alla fine tutto è grazia.

Cardinale Joseph Ratzinger: “La Porziuncola” e altri percorsi fisici e spirituali di Assisi
(Dal libro di J. Ratzinger, “Immagini di speranza, San Paolo”, Cinisello Balsamo, 1999).

L'articolo “La Porziuncola” e il significato del perdono sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Lettera dei Ministri generali francescani per l’VIII Centenario del Perdono d’Assisi http://www.festivalfrancescano.it/lettera-dei-ministri-generali-francescani-lviii-centenario-del-perdono-dassisi/ Sat, 23 Jul 2016 07:40:45 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5363 L’INDULGENZA DELLA PORZIUNCOLA E IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA Nel 2016 coincidono due date: l’anniversario della data tradizionale della concessione dell’indulgenza della Porziuncola, voluta da Francesco per “mandare tutti in paradiso”, e il giubileo della misericordia, voluto da un Papa che di Fr...

L'articolo Lettera dei Ministri generali francescani per l’VIII Centenario del Perdono d’Assisi sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
L’INDULGENZA DELLA PORZIUNCOLA E IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA


Nel 2016 coincidono due date: l’anniversario della data tradizionale della concessione dell’indulgenza della Porziuncola, voluta da Francesco per “mandare tutti in paradiso”, e il giubileo della misericordia, voluto da un Papa che di Francesco porta il nome. Lasciando agli storici di approfondire il loro dibattito sull’indulgenza della Porziuncola, noi vogliamo cogliere l’occasione di questa coincidenza di date, che ci invita a approfondire il grande tema della misericordia e del perdono in relazione alla nostra tradizione spirituale francescana.

Misericordia è parola cara a san Francesco, che la usa spesso nei suoi Scritti e che la utilizza equamente in due direzioni, che rimandano all’agire di Dio misericordioso e al nostro agire verso i fratelli con misericordia. Ciò richiama la frase evangelica che il Papa ha proposto come “motto” di quest’anno giubilare: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6, 36). La misericordia che possiamo avere nelle nostre relazioni con gli altri è strettamente legata alla misericordia che Dio ha verso di noi: l’amore di Dio è il serbatoio inesauribile dal quale possiamo attingere la misericordia da usare verso il prossimo. Tutti sappiamo che riusciamo ad amare nella misura in cui scopriamo di essere amati da Colui che è la sorgente di ogni bene. Quello che diciamo generalmente dell’amore è altrettanto vero per quella forma speciale di misericordia che è il perdono. La parabola che Gesù narra per rispondere alla domanda di Pietro “quante volte dobbiamo perdonare?” condanna il comportamento del servo che non condona il piccolo debito al suo compagno, dopo che il padrone ha condonato a lui un grande debito.

Anche in questo caso, la ragione per perdonare gli altri è che noi stessi siamo perdonati da Dio, come diciamo nel Padre nostro, in cui preghiamo “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Quel “come”, più che indicare una uguaglianza, indica la motivazione profonda per la quale perdonare agli altri: a partire dalla certezza che Dio mi perdona, nasce l’esigenza di perdonare “come” lui. È un’altra maniera di dire che dobbiamo essere misericordiosi “come” il Padre celeste. Se tutto questo è vero, scopriamo che ci viene indicata una strada per diventare più capaci di misericordia: crescere nella nostra consapevolezza di essere noi stessi amati da Dio. Si tratta di quel rapporto tra il dono ricevuto da Dio e il dono offerto ai fratelli che è così caratteristico dell’esperienza spirituale francescana. Nella misura in cui noi, come Francesco, scopriamo che Dio “è il bene, ogni bene, tutto il bene e che egli solo è buono”, diventa forte in noi l’esigenza di corrispondere a questo bene che riceviamo, donando il bene di ci siamo capaci. E poiché per diventare più consapevole dell’amore che Dio ha per me devo fermarmi qualche momento a riflettere, ci accorgiamo che, ancora una volta, siamo invitati a coltivare lo spirito di orazione e devozione, ad unire contemplazione e azione, se vogliamo ritrovare la vera sorgente del nostro impegno e dell’amore verso il prossimo, per ritrovare la forza e l’energia per spendere tutta la vita nel servizio dei fratelli e per generare intorno a noi pace e riconciliazione, che sono i frutti dell’amore contemplato.

Con la sua richiesta al Papa di una straordinaria indulgenza per la piccola chiesa della Porziuncola, Francesco ha inventato una nuova maniera per celebrare la sovrabbondanza di perdono e di misericordia da parte di Dio verso di noi. Possiamo riprendere e approfondire la bella definizione di indulgenza che Papa Francesco ci ha offerto nella Misericordiae vultus, definendola “indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato” (MV 22). Ogni volta che riceviamo questa straordinaria indulgenza del Padre attraverso la Chiesa, anche noi sperimentiamo abbondanza di misericordia su di noi per divenire capaci di misericordia e di riconciliazione verso gli altri nelle concrete situazioni della vita. Francesco ci mostra esempi splendidi di questa capacità creativa di promuovere pace e riconciliazione.

Pensiamo semplicemente a quell’episodio della fine della sua vita, in cui egli riconcilia il Podestà e il Vescovo di Assisi facendo cantare il suo Cantico di frate sole con l’aggiunta della strofa del perdono. L’antico biografo, all’inizio di questo racconto, ci dice che Francesco disse ai suoi compagni: «Grande vergogna è per noi, servi di Dio, che il vescovo e il podestà si odino talmente l’un l’altro, e nessuno si prenda pena di rimetterli in pace e concordia» (Compilatio Assisiensis 84). Francesco non pensa che si tratti di una questione che non lo riguarda e prova vergogna per il fatto che nessuno si dà da fare per riportare la pace. Mi chiedo: quanta vergogna proviamo noi perché nessuno interviene per sanare i conflitti del nostro tempo? Quanto ci sentiamo responsabili, come Francesco, di riportare pace e riconciliazione, anzitutto nelle nostre stesse fraternità, quando ci sono divisioni, come pure nelle lotte politiche, religiose, economiche, sociali del nostro tempo? Un tale impegno, così attivo e militante, nasce dalla profondità della contemplazione dell’amore di Dio per me. Proprio perché mi sento raggiunto personalmente dall’indulgenza del Padre, nasce in me la forza, il coraggio, la splendida “follia” di intervenire, come può fare un povero innamorato di Dio: con il canto, non con un solenne discorso e tanto meno con la forza. Francesco, con la sua intelligente semplicità, non convoca il Vescovo e il Podestà per cercare di risolvere le loro contese. Francesco sa bene che questa non è la sua via: egli invece li convoca per ascoltare un canto, perché solo puntando lo sguardo più in alto, verso la bellezza di Dio, sulle ali della musica, i due contendenti potranno ritrovare le ragioni più alte per la pace.

Noi francescani, nel mondo di oggi, probabilmente non siamo chiamati spesso ad affrontare e risolvere i complessi problemi del mondo offrendo soluzioni tecniche o entrando nel merito di difficili questioni, spesso più grandi di noi: siamo però chiamati a trovare le vie per animare gli uomini alla riconciliazione e alla pace toccando il loro cuore con la testimonianza della minorità, della semplicità, della bellezza e del canto, della verità di relazioni fraterne e immediate che riportano a ciò che è essenziale, che fanno capire agli uomini di oggi, come al Podestà e al Vescovo di Assisi, che vale la pena di vivere nella pace, relativizzando i problemi concreti e scegliendo la via del perdono. Parlando di indulgenza e misericordia, siamo partiti da uno sguardo all’indulgenza del Padre e alla sua misericordia verso di noi e siamo arrivati a parlare di intervento nella realtà conflittuale del mondo di oggi. Si potrebbe anche fare il percorso inverso: iniziare a parlare del perdono e riconciliazione con i fratelli per giungere a parlare della misericordia di Dio, come fa Francesco nel Testamento. Quello che importa è che non separiamo mai i due elementi, perché Gesù nel Vangelo insegna che il primo comandamento parla contemporaneamente dell’amore di Dio e del prossimo, che non possono essere separati. Questo centenario ci aiuti a provare una salutare vergogna perché nessuno sembra prendersi cura di mettere pace e concordia nella realtà conflittuale in cui viviamo e ci faccia crescere nella creativa capacità di trovare maniere nuove per cantare un canto comprensibile agli uomini e alle donne del nostro tempo. Sia la nostra vita quel canto che, nella misura in cui è lode vivente a quel Dio da cui proviene ogni amore, diventa provocazione efficace per costruire pace e riconciliazione.

Roma, 23 luglio 2016, festa di S. Brigida, Patrona d’Europa

Fr. Michael Anthony Perry,OFM
Ministro Generale

Sr. Deborah Lockwood, OSF
Ministro Generale

Fr. Mauro Jöhri, OFM Cap
Ministro Generale

Fr. Nicholas Polichnowski, TOR
Ministro Generale
Presidente CFF

Fr. Marco Tasca, OFM Conv
Ministro Generale

Tibor Kauser, OFS
Ministro Generale

Qui è possibile scaricare la lettera

L'articolo Lettera dei Ministri generali francescani per l’VIII Centenario del Perdono d’Assisi sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Abbraccia il Festival! http://www.festivalfrancescano.it/amico-del-festival-2/ Wed, 20 Jul 2016 14:04:16 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5349 È possibile sottoscrivere la tessera Amico del Festival per dare il proprio contributo alla realizzazione dell’evento e godere di vantaggi e agevolazioni...

L'articolo Abbraccia il Festival! sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
È possibile sottoscrivere la tessera Amico del Festival per dare il proprio contributo alla realizzazione dell’evento e godere di vantaggi e agevolazioni

L'articolo Abbraccia il Festival! sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Diventa volontario http://www.festivalfrancescano.it/diventa-volontario/ Tue, 12 Jul 2016 13:18:05 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5282 Pubblicate le indicazioni per dare la propria disponibilità come volontario di Festival Francescano. Raccolta adesioni entro il 2 settembre  ...

L'articolo Diventa volontario sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Pubblicate le indicazioni per dare la propria disponibilità come volontario di Festival Francescano. Raccolta adesioni entro il 2 settembre

 

L'articolo Diventa volontario sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
L’accoglienza http://www.festivalfrancescano.it/accoglienza/ Tue, 12 Jul 2016 13:12:14 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=5278 Disponibili tutte le informazioni per organizzare il proprio soggiorno a Bologna nei giorni di Festival Francescano: hotel e locali convenzionati...

L'articolo L’accoglienza sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Disponibili tutte le informazioni per organizzare il proprio soggiorno a Bologna nei giorni di Festival Francescano: hotel e locali convenzionati

L'articolo L’accoglienza sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Il Festival torna a Bologna http://www.festivalfrancescano.it/festival-francescano-torna-bologna/ Thu, 16 Jun 2016 09:53:38 +0000 http://www.festivalfrancescano.it/?p=4788 Il perdono come giustizia, economia civile e dialogo interreligioso nell’VIII edizione di Festival Francescano, a Bologna, dal 23 al 25 settembre 2016 Torna a Bologna, dal 23 al 25 settembre 2016, Festival Francescano, che per la sua ottava edizione ha scelto come tema “il perdono”. Parola poc...

L'articolo Il Festival torna a Bologna sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>
Il perdono come giustizia, economia civile e dialogo interreligioso nell’VIII edizione di Festival Francescano, a Bologna, dal 23 al 25 settembre 2016

Torna a Bologna, dal 23 al 25 settembre 2016, Festival Francescano, che per la sua ottava edizione ha scelto come tema “il perdono”. Parola poco alla moda, tornata alla ribalta grazie alla scelta di Papa Francesco d’indire il Giubileo straordinario della Misericordia, si colloca in un 2016 che è ancor più straordinario per i francescani, poiché ricorrono l’ottavo centenario del Perdono di Assisi e i trent’anni dello Spirito di Assisi.

Ecco allora che la manifestazione – organizzata dal Movimento Francescano dell’Emilia-Romagna – si riempie, già dal claim “Per forza o perdono”, di molteplici significati, nell’intenzione di attualizzare il messaggio del Santo Patrono d’Italia e di declinarlo grazie al contributo di una cinquantina di relatori e attraverso un centinaio di appuntamenti tra spettacoli, workshop e attività per i più piccoli.

Di giustizia parleranno l’ex magistrato Giancarlo Caselli, che ha dedicato il suo lavoro alla lotta contro le associazioni criminali e don Giovanni Nicolini, attivo presso il carcere della Dozza di Bologna. Sull’economia civile e di comunione interverranno i professori Luigino Bruni e Stefano Zamagni, che parteciperà al convegno dedicato interamente ai Monti di Pietà diffusi alla fine del Quattrocento dai francescani con scopi solidaristici; tra gli interventi, anche quello della medievista Maria Giuseppina Muzzarelli. Il dialogo interreligioso sarà al centro di molteplici iniziative, che avranno come protagonisti anche il neo-nominato Vescovo di Bologna mons. Matteo Maria Zuppi e Andrea Riccardi, entrambi fautori della cosiddetta “diplomazia parallela”, e che vedranno la partecipazione del teologo Brunetto Salvarani, dello storico dell’ebraismo Bruno Segre, della giornalista Ritanna Armeni e del padre domenicano Claudio Monge, superiore della Comunità di Istanbul. Tra gli ospiti, anche il filosofo Massimo Cacciari e il poeta Davide Rondoni.

Durante i giorni del Festival, una riproduzione della Porziuncola collocata in piazza Maggiore sarà il cuore dei momenti di spiritualità e di preghiera e alcuni sacerdoti saranno disponibili per il dialogo e il sacramento della riconciliazione.

La tre giorni di eventi verrà anticipata giovedì 22 settembre da un corso di formazione per giornalisti dal titolo “Le parole imperdonabili”, al quale parteciperanno tra gli altri Paolo Ruffini, direttore di Tv2000, e Renzo Magosso, inviato di guerra e tra i fondatori di “Stampa Democratica” con Walter Tobagi. Nella stessa giornata prenderanno avvio anche le attività didattiche, rivolte agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado.

Arricchiscono il programma del Festival anche le attività per i più piccoli della Città dello Zecchino d’Oro, che si terrà nel Parco della Montagnola sabato 24 settembre, e la Biblioteca vivente, occasione di dialogo interculturale per superare i pregiudizi.

Protagonisti di uno spettacolo inedito sul tema del perdono saranno infine i bambini del Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna diretto da Sabrina Simoni, accompagnati da artisti di fama come il tenore fra Alessandro Brustenghi. Lo spettacolo, che si svolgerà il sabato in Piazza Maggiore e verrà realizzato grazie al contributo di Centergross, sarà presentato da Francesca Fialdini, volto noto del programma Unomattina.

Il programma completo su: www.festivalfrancescano.it.

In collaborazione con la Diocesi e il Comune di Bologna e con il sostegno di Landi Renzo, Centergross, BPER Banca e Pilot Pen.

L'articolo Il Festival torna a Bologna sembra essere il primo su Festival Francescano 2016.

]]>