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Comitato scientifico

Fra Luca Bianchi, Preside dell’Istituto Francescano di Spiritualità
Fra Paolo Canali, Direttore della Biblioteca francescana
Suor Carmen Cimarolli, già Presidentessa del Movimento Religiose Francescane
Remo Di Pinto OFS, Ministro nazionale dell’Ordine Francescano Secolare
Fra Dino Dozzi, biblista
Suor Mary Melone SFA, Magnifico Rettore dell’Antonianum di Roma
Fra Fabio Scarsato OFM Conv, Direttore del mensile Messaggero di sant’Antonio



Estratto del Manifesto Scientifico (qui la versione integrale)

Per forza o perdono

Ogni anno, il Festival sceglie un argomento sul quale focalizzare la riflessione francescana, attualizzandone il messaggio per la società contemporanea. Per la sua ottava edizione, Festival Francescano avrà per tema “il perdono”.

Fra Fabio Scarsato, Direttore del mensile Messaggero di sant’Antonio; suor Mary Melone, Magnifico Rettore dell’Antonianum di Roma; fra Luca Bianchi, Preside dell’Istituto Francescano di Spiritualità; suor Carmen Cimarolli, già Presidentessa del Movimento Religiose Francescane; Remo Di Pinto, Presidente nazionale dell’Ordine Francescano Secolare e fra Paolo Canali, Direttore della Biblioteca francescana compongono il comitato scientifico della manifestazione e, con il coordinamento del biblista fra Dino Dozzi, sono gli autori di un “manifesto” che ha il pregio di fare chiarezza sul rapporto tra la spiritualità francescana e la “misericordia”.

Non è un caso che il Festival voglia agganciarsi a questo tema, raramente approfondito dai convegni teologici e filosofici, ma balzato alla ribalta grazie alla scelta di Papa Francesco d’indire il Giubileo straordinario della Misericordia (8 dicembre 2015 – 20 novembre 2016). Quali le motivazioni? Lo scrive lo stesso Papa nella bolla Misericordiae Vultus: «Il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici».

Sì, perché senza perdono non durano a lungo né le amicizie né le famiglie; di perdono hanno bisogno i rapporti sociali, la politica e la stessa economia. Il perdono è l’unica ricetta capace di restituirci tutti, credenti o no, a una vita che possa dirsi umana. In questo sta l’urgenza di parlare di perdono, oggi.

Per i francescani il 2016 è un anno ancor più “straordinario”! Ricorre, infatti, l’ottavo centenario del Perdono di Assisi (quando san Francesco ottenne da Papa Onorio III l’indulgenza per tutti coloro i quali, pentiti e confessati, avessero visitato la chiesetta della Porziuncola) e i trent’anni dello Spirito di Assisi (il 27 ottobre 1986, Papa Giovanni Paolo II radunò per la prima volta ad Assisi i responsabili delle Chiese, delle comunità cristiane e delle principali religioni del mondo nel segno della pace). Occorre sottolineare l’eccezionalità dell’indulgenza del 1216, che poteva essere ottenuta senza l’obbligo del pagamento di un obolo o il compimento di un grande pellegrinaggio: un’indulgenza per tutti, anche per i più poveri. Così come eccezionale fu il gesto di Papa Giovanni Paolo II: settanta rappresentanti religiosi riuniti, in un clima storico segnato dalla guerra fredda e dalla minaccia nucleare, grazie a una profetica intuizione: la stretta relazione tra religioni e pace.

Il Dio di Abramo (degli Ebrei, dei Cristiani e dei Musulmani) e poi di Gesù, fa del perdono, attraverso il concetto più ampio di misericordia, la definizione di se stesso: di ciò che è, di come agisce.

Francesco e Chiara d’Assisi non possono che vivere di tutto ciò. Francesco è pienamente consapevole che solo Dio è capace di perdono pieno: «Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che noi non rimettiamo pienamente, tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo…» (Commento al Padre Nostro, Fonti Francescane 273).

L’obiettivo rimane alto per l’uomo, che dovrebbe perdonare “come” Dio: «E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e ami me servo suo e tuo, se farai questo, e cioè: che non ci sia mai alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto poteva peccare, il quale, dopo aver visto i tuoi occhi, se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso, se egli lo chiede; e se non chiedesse misericordia, chiedi tu a lui se vuole misericordia.» (Lettera a un Ministro, Fonti Francescane 235).

Che non sia faccenda tra le più scontate è anche il Cantico delle creature ad affermarlo, opera che è stata al centro del nostro Festival, lo scorso anno. In questo testo straordinario, infatti, si trova una strofa che Francesco d’Assisi ha aggiunto in un secondo momento, rispetto alla prima stesura, e che ne arricchisce e completa il significato generale:

«Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione» (Fonti Francescane 263).

L’uomo, fino a questi versi grande assente nel Cantico, finalmente compare, anche se san Francesco non fa riferimento a tutti gli uomini, ma solamente a coloro che sanno essere testimoni di quella grande forza divina che è il perdono.

Ma quale argomento più adatto per la città di Bologna, dove san Francesco, il 15 agosto del 1222, proprio in quella piazza Maggiore che sarà teatro del Festival tenne una memorabile predicazione per spegnere le lotte tra signori che sconvolgevano la città, come ricorda Tommaso da Spalato nella sua Historia: «Tutto il suo discorso tendeva a spegnere le inimicizie e a rinnovare i patti di pace. Il suo abito era sordido, l’aspetto spregevole, la faccia brutta; ma Dio diede tanta efficacia alle sue parole che molte consorterie di nobili, tra le quali un barbaro furore, causato da antiche inimicizie, aveva infuriato versando molto sangue, furono indotte a far pace» (Fonti Francescane 2252).

Su queste solide riflessioni si basa il programma del Festival 2016, che viene declinato da punti di vista differenti. Questi gli approcci principali:

psicologico: riprendendo le parole di Papa Francesco: «Oggi sappiamo che per poter perdonare abbiamo bisogno di passare attraverso l’esperienza liberante di comprendere e perdonare noi stessi. Tante volte i nostri sbagli o lo sguardo critico delle persone che amiamo, ci hanno fatto perdere l’affetto verso noi stessi. Questo ci induce alla fine a guardarci dagli altri, a fuggire dall’affetto, a riempirci di paure nelle relazioni interpersonali. Dunque, poter incolpare gli altri si trasforma in un falso sollievo. C’è bisogno di pregare con la propria storia, di accettare sé stessi, di saper convivere con i propri limiti, e anche di perdonarsi, per poter avere questo medesimo atteggiamento verso gli altri» (Esortazione apostolica Amoris Laetitia);

storico: la città di Bologna, l’Italia e, nell’attualità più stringente, l’Europa, hanno subito ferite che, in molti casi, possono dirsi ancora aperte. Pensando a Bologna: l’eccidio di Marzabotto, la strage del 2 agosto 1980, la banda della Uno bianca… Dalla mediazione dei conflitti “di quartiere” al dialogo interreligioso vedremo quali risorse hanno le comunità “per fare pace” con il proprio passato e per costruire un futuro che non sia ossessionato dalla paura dell’altro;

sociale: indulto, valore della pena, condono e cancellazione del debito sono solo alcune delle parole chiave. Tenteremo di capire come costruire relazioni non dettate solo dalla giustizia distributiva e dalla conta dei pro e dei contro, ma di dare anche un altro senso a torti ricevuti e arrecati, a conti che non tornano né mai torneranno, a trovare un senso più grande e accogliente.

(Stesura a cura di Chiara Vecchio Nepita)

Scarica l’estratto e la versione integrale del Manifesto scientifico di Festival Francescano